Lezione numero uno
Bianca
La lezione che oggi ha imparato il gruppo di Donne Senza Frontiere ascoltando la storia della signora Bianca.
Quando ci ha chiamate parlava di alcuni problemi alla sua abitazione, sottolineando di essere completamente sola e chiedendoci spiegazioni sulla prassi da adottare per rilievi tecnici. Ci siamo consultate ed in quattro abbiamo deciso di andare a trovarla. E così l’abbiamo conosciuta. Pensavamo di incontrare una signora molto anziana, dato che ci aveva detto di avere 80anni e che quindi fosse più semplice spiegare personalmente che al telefono le procedure burocratiche.
Stupidi pregiudizi. La signora Bianca, classe 1932, ha 80 anni, ma solo all’anagrafe. La vedi e non puoi non pensare “caspita non è possibile, sembra più giovane di almeno dieci anni!” Bastano poche battute e si capisce che appartiene ad un’altra generazione, quella di donne con un carisma e ed una tempra impareggiabile, anche ed ancora ad ottant’anni. Mi ha fatto pensare subito alle mie nonne. “Sono donne di altri tempi” è la frase che mia madre mi ripete sempre, caparbie e più forti fisicamente e spiritualmente, nate e cresciute in quell’Italia fatta di guerre e privazioni, dove si viveva con più semplicità e l’essenziale era davvero limitato.
La signora Bianca è in effetti come una nonna, che con i suoi racconti ci porta indietro nel tempo. Ci parla della guerra e della sua famiglia d’origine, il tono della voce si indebolisce quando racconta dei bombardamenti della città di Genova che le hanno portato via la sorella Titti, ma si ravviva nel ricordare gli anni passati a Palermo girovagando tra i mercati arabeggianti della città, dove ha conosciuto il suo grande amore.
Parla del marito scomparso con enfasi e tristezza, ci mostra una delle foto sbiadite del matrimonio e ci dice; “ era bello vero?” Tutto il cammino della sua vita è stato scandito da questo amore che come dice Lei “ci ha impedito di avere figli.” Penso intendesse dire che erano talmente assuefatti ed inebriati l’uno dell’altra da non desiderare nulla di più. “Abbiamo pensato ad averne in realtà. Il Dottore ci disse che andava tutto bene dal punto di vista fisico. Non sono ugualmente arrivati, ci fu consigliato anche di pensare all’adozione, ma mio marito rispose che non avrebbe mai trasformato un bambino in una medicina.” Questa frase mi ha fatto percepire il valore di quest’uomo e di quest’amore.
Nella casa in cui ci accoglie, immersa nella campagna, adesso è sola. Le fanno compagnia Canuzzo e Pila, due cagnolini trovatelli, sui quali ha riversato tutto il suo affetto. Non ha parenti e solo di tanto in tanto si fa vedere in giro. Si chiude spesso tra le mura di casa sua, dove tutto parla dell’amore per il marito.
La casa della signora Bianca è una casa “speciale.” Piccolina e modesta dall’esterno, circondata dai salici, un lato dell’edificio è appoggiato alla sponda di un canale. Avvicinandosi si legge l’ insegna di un piccolo mulino costruito nel 1824. Messo all’asta ben trent’anni fa, fu acquistato dalla signora Bianca e dal marito, e ne hanno fatto la loro casa.
Entrando ho subito avvertito una sensazione di antico, di vecchio, ma di quel vecchio ed antico che affascinano ed incuriosiscono. Più un luogo è antico e più ricco è il suo passato, così come la storia che racconta. È stato ristrutturato, ma le sue origini non sono state cancellate. Conserva mura massicce e molto spesse, con imponenti travi in legno, il pavimento è composto da lastre di pietra e subito si intravede una delle ruote in legno, che un tempo doveva muoversi con lo scrosciare dell’acqua, accanto, due enormi macine in pietra, di quelle usate per secoli per produrre la farina.
Anche un piccolo mulino racconta qualcosa ho pensato, racconta di come l’uomo sia stato capace di perfezionare le tecniche, industrializzando ed incrementando le produzioni, ma perdendo quel senso di genuinità e semplicità evocato da una pagnotta fatta in casa.
Mentre Bianca ci racconta della sua vita, imponendoci l’uso del “tu”, osservo le foto disposte sul camino, l’argenteria sbiadita, i tantissimi libri ed i giornali sparsi un po’ ovunque, che confermano l’interesse per la cultura, già ben intuibile nell’ascoltare le sue dettagliate e precise esposizioni confidandoci che il segreto della sua giovinezza sta nella lettura con passione.
Mi aggiro nella casa e mi colpisce un tavolo ricoperto da decine di sfere di vetro, di mille colori e dimensioni. Molte sono di quella tipologia che racchiudono paesaggi e monumenti in miniatura, oggetti che non ho mai particolarmente amato, ma accumulate, tutte insieme, creano un’immagine cromatica piacevole.
Io ed Anna saliamo al piano di sopra, una vetrata immensa fa entrare la luce. Nella stanza ci sono troppe cose, non riesco ad afferrarle tutte con gli occhi. Mi soffermo a guardare il soffitto, completamente fatto di legno, esamino meglio le travi ed avverto un senso di stabilità e sicurezza. C’è un altro tavolino colmo di oggetti diversi, Bianca, ci spiega che ama collezionare ferma carta, mentre il marito amava gli elefanti. Adesso capisco perché la casa ne sia piena.
Siamo andate via con la promessa di telefonate e nuovi incontri. Non possiamo trasformarci in eroine, ma possiamo farVi conoscere la storia di questa donna che ha 80 anni e tanta voglia di vivere.
Adesso ripenso a tutte le cose che hanno invaso il mulino, tramutandolo da luogo di produzione a nicchia d’amore, una su tutte si è fissata nella mia mente; uno splendido primo piano in bianco e nero di una Bianca molto giovane, si intravede appena lo scollo di un vestito che doveva essere molto elegante. Ci ha spiegato che la foto è stata scattata, quando era a Palermo, durante una festa data da un’amica, nel palazzo in cui Visconti aveva da poco ultimano le riprese del celebre film Il Gattopardo. Ho rivisto i flash del famoso ballo e ho pensato a Bianca che ballava con l’uomo che ha amato tutta una vita.
Anna Politkovskaya: Intervista
Categoria:
Da non dimenticare, Donne, Estero, Interviste |Tags:
Guerra, ReporterAnna Politkovslaja prima di venire assassinata dalla mafia di stato russa
di Rubina Möhring (traduzione italiana inedita di Riccardo Novello)
Il perché della guerra – Reporter in tempo di guerra. Akademietheater, Vienna 11.12.2005
Quella che pubblichiamo è un intervista inedita in Italia, ove la coraggiosa reporter, assassinata qualche mese dopo, parlando delle sistematiche violazioni dei diritti umani nel suo Paese, delle continue minacce di morte e dei paricoli che corrono i giornalisti indipendenti, preannuncia la sua esecuzione da parte della mafia di Stato russa vicina al Cremlino (n.d.r.).
Rubina Möhring: Anna, nel contributo che abbiamo appena citato, tratto dal Suo libro, Lei ha descritto quale disegno persegue la politica nei confronti dei mass-media in Russia, sia nel periodo successivo a Beslan sia dopo l’attacco al teatro di varietà „Nordost” nel 2002. In quale misura questa politica di propaganda unilaterale, questo metodo di propaganda raggiunge in realtà il suo obiettivo, ovvero la popolazione? Sappiamo bene dalle notizie che ci giungono anche da altri stati, anche dall’Occidente, che se l’informazione è troppo unilaterale, allora si finisce per non credere affatto alle informazioni stesse. (continua…)













