Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

"La Giustizia è come il sole. Una società che ne è priva vive nell'ombra. Facciamo entrare il sole della Giustizia nel cuore degli uomini" (D.Ikeda)

Cosa penso della categoria ‘Estero’

 

1 Marzo 2013
Kingston
The University of Rhode Island

 

“Grandi voci femminili” rappresenta il percorso del ruolo della donna nella società e nella cultura italiana contemporanea attraverso l’espressione letteraria di importanti protagoniste quali Dacia Maraini, scrittrice e giornalista italiana che terrà tre conferenze all’Università del Rhode Island.

 

Tre saranno le conferenze che Dacia Maraini, scrittrice e giornalista italiana, impegnata anche nell’ambito della drammaturgia contemporanea, terrà presso L’Università del Rhode Island tra l’1 e il 6 marzo 2013.

Filo conduttore dei tre incontri previsti è la “letteratura al femminile”. In particolare, il primo appuntamento – dal titolo “From Convent to Brothel: Women’s Writers” (Dal convento al bordello: scrittrici di donne) – riguarderà scritti di donne risalenti al periodo medievale ed alla prima età moderna europea, epoca in cui poche donne avevano accesso al mondo letterario, tra cui le religiose e le cortigiane.

Nel corso del secondo incontro, dal titolo “Why do I write?” (Perchè scrivo?), Dacia Maraini, in cui racconterà il suo esordio in campo letterario, i primi scritti e la ragione del suo scrivere. Proveniente da una famiglia di scrittori, “un lavoro passato da padre in figlio” come ella stessa spiega, la Maraini inizia a comporre all’età di quattordici anni, a diciassette pubblica una propria rivista, a ventiquattro ottiene il suo primo successo con il romanzo La vacanza. Da allora non si è mai fermata, e la sua penna ha dato vita a numerose produzioni di grande successo, nonostante per lo scrittore “ogni libro è un viaggio che a volte implica delle pause difficili lungo la via e che aiuta a scoprire un nuovo mondo e un nuovo sè”.

L’ultimo appuntamento prevede una tavola rotonda conclusiva dedicata alla Giornata Internazionale della donna.

 

http://www.italyinus2013.org/it/2013/03/

 

L’attrice Farahani non potrà mai più tornare in Iran. Dopo aver posato in topless per il video “Corpi e Anime” ideato per rendere omaggio allla liberà degli artisti con le foto del video che appaiono  su Madame Le Figaro, il settimanale femminile del quotidiano francese, il governo iraniano decide che l’attrice “potrà offrire i suoi servizi artistici da qualche altra parte”

 

Poco dopo la diffusione delle immagini, l’attrice ha ricevuto una lettera dal governo iraniano che la invita espressamente a rimanere lontano dai confini nazionali. La colpa della Farahani, che attualmente risiede in Francia, è di essere comparsa nuda sulla rivista, comportamento duramente condannato dal suo paese di origine.

 

Alcuni hanno condannato la foto, ma molti sostenitori hanno invece ringraziato l’attrice per il coraggio e per aver “affrontato il taboo diffuso tra le donne nei paesi mussulmani”.

 

Questa sì che è una donna. Staccata dal fondamentalismo iraniano, Golshifteh Farahani è una ribelle in patria, nonché una delle attrici più originali in circolazione e amate da Hollywood.

 

Altra accusa è la sua comparsa a testa scoperta. bIl velo che ha rappresentato il suo punto di svolta è diventato una sciarpa che protegge la gola. Ginevra è ancora gelida. Nessuna traccia di primavera. Mentre si toglie la giacca, Golshifteh Farahani evidenzia una dote rara in Occidente: la passione contenuta nella discrezione. Questa  ragazza iraniana di 27 anni che non torna nel suo paese dal 2008, ha come sola responsabilità l’aver deciso di non indossare il velo, che nel suo paese è legge, su un red carpet. Con l’aggravante che accanto a lei c’erano Leonardo Di Caprio e Ridley Scott. E dunque, davanti a loro, i fotografi di tutto il mondo.

 

Quelle foto a testa scoperta (l’occasione era il lancio del film di Scott Nessuna verità, di cui lei è protagonista), e con un vestito senza maniche, le hanno cambiato la vita. Amarezza, voglia di lottare, un sorriso che disarma nella sua dolcezza sono movimenti contenuti e sedati nel suo corpo piccolo. In un volto che è stato prima l’emblema dell’Iran e dei suoi contrasti, poi quello di un’attrice che si avvia verso una carriera internazionale costruita piano, con oculatezza.

 

All’età di 12 anni entra in una scuola di musica della sua città e a 14 viene scelta dal regista Dariush Mehrjui per diventare la protagonista di quello che sarà il suo film di debutto, il romantico Derakhte Golabi (1998).

 

Trasferitasi a Parigi, dove attualmente vive, è vita nel cinema iraniano, tanto da diventare una delle prime e più grandi interpreti del grande schermo, odiata fortemente dal regime e, per questo, amata dalle major di Hollywood, che rimangono conquistati dalla sua forza. Ovviamente, questo la porterà a essere esiliata per sempre da Tehran. Per quanto soffra, la Farahani trova il suo Iran nell’amore per l’aiuto-regista Amin Mahdavi e nella musica rock del suo paese che porta in giro con la band underground Kooch Neshin, aggiungendo un ulteriore esilio al suo già stato di emarginata politica, visto che sia il rock che le donne che cantano sono bandite nella sua nazione.

 

In America e in Italia l’abbiamo vista grazie alla spy-story di Ridley Scott Nessuna verità (2008) con Leonardo DiCaprio, Russell Crowe e Mark Strong, ma si può anche vedere nella pellicola About Elly (2009).

 

Dopo Pollo alle prugne (2011), nel 2012 è nel cast del film Just like a Woman di Rachid Bouchareb, accanto a Sienna Miller.

 

In Iran, come abbiamo già detto, la Farahani è parte della rock band underground Kooch Neshin (“nomadi” in iraniano), che ha collaborato con un altro musicista iraniano in esilio Mohsen Namjoo alla realizzazione dell’album “Oy”, uscito nell’ottobre 2009.

 

Dice: “Voglio essere felice, è il minimo che si possa fare quando si è ancora vivi ”  (L’ESPRESSO 28 febbraio 2013 pag.108)

 

http://www.marieclaire.it/Attualita/Golshifteh-Farahani

http://www.youtube.com/watch?v=xXtyq0JklRA&feature=player_embedded

 

 

 

E’ morta la giovane 23enne vittima di uno stupro di gruppo, che ha suscitato un’ondata di reazioni in tutta l’India: ricoverata in un ospedale di Singapore, le sue condizioni erano disperate. Era stata violentata, picchiata e torturata su un autobus di New Delhi lo scorso 16 dicembre. A causa della violenza subita, aveva riportato un arresto cardiaco, infezioni ai polmoni e all’addome, oltre a un grave trauma cranico. Ieri una ragazza di 17 anni si è tolta la vita, dopo aver subito uno stupro di gruppo il 13 novembre scorso.


http://www.repubblica.it/esteri/2012/12/28/news/india_in_fin_di_vita_ragazza_stuprata_da_branco-49555220/

la resistenza della vita sulla morte

Del dar vita materno sul dar morte dei regimi




“Dio non può essere ovunque è per questo che ha creato le madri,” affermava lo scrittore Leopold Kombert,  sottolineando la sacralità e l’eternità dall’amore materno, che come quello divino è l’amore incondizionato per la vita stessa.

Quest’amore nel generare altra vita, nel difenderla e proteggerla con sacrificio ed altruismo è l’idea universale ed istintiva della maternità, è il vincolo più sublime che possa esistere; è vita anche oltre la morte.
È nel nome di questo smisurato amore materno che sono nate le Madri di Plaza de Mayo. Donne, ma soprattutto madri che hanno sfidato e lottato in Argentina contro la Dittatura militare di Jorge Rafael Videla.

Negli anni tra il 1976 ed il 1983 l’Argentina attraversò il periodo più buio della sua storia contemporanea, privata in ogni suo diritto, sgretolata nella sua dignità, logorato da una repressione spietata che generò la scomparsa di 30.000 persone tra uomini e donne: i Desaparecidos. Si trattava per lo più di ragazzi, tra i 20 ed i 30 anni, desiderosi di respirare aria di democrazia, pericolosi, di conseguenza, per il consolidamento del potere totalitario di Videla.

Nei primi mesi, dopo il golpe del 24 marzo 1976, la Dittatura costruì una trincea fatta di silenzio e segretezza. Vi era la consapevolezza di non dover commettere gli stessi errori del Dittatore Pinochet che, in Cile, aveva gestito la protesta dei dissidenti con pubbliche esecuzioni nello Stadio della città, attirando così lo sguardo di tutto del mondo e l’interesse degli Organismi per la difesa dei diritti umani.
L’immagine che Videla voleva trasmettere, invece, doveva essere un’immagine di apparente normalità, giustificando la presa del potere agli occhi del mondo, con l’impronta anticomunista adottata dal Regime, mentre, all’interno del paese, il rafforzamento dell’autorità doveva essere raggiunto con una “Riorganizzazione Nazionale”, eliminando ogni forma di opposizione, con meccanismi che non prevedevano in nessun caso arresti di massa, fucilazioni o esecuzioni pubbliche; la popolazione non doveva avere il minimo sentore di ciò che accadeva alle persone arrestate.

Inizialmente la repressione fu orientata verso i sindacalisti e gli attivisti politici di sinistra, ma col tempo, i pretesti per effettuare gli arresti divennero sempre più futili. Era sufficiente anche solo partecipare ad una manifestazione studentesca, o avere il proprio nome nell’agenda di un possibile sovversivo. In questo modo tantissime persone che mai avevano agito concretamente contro il sistema subirono violenze di ogni tipo.
(altro…)

Apr
4

NEWS IN PILLOLE

Categoria:

Donne, Estero, Tutto

5 aprile : Comitato Olimpico di Riyad

Nessuno sa chi salirà sul podio alle prossime Olimpiadi di Londra. Ma si può già dire con certezza chi non sarà incoronato con l’alloro olimpico: nell’estate del 2012 sarà impossibile vedere una donna saudita con al collo una medaglia. È quello che ha sentenziato il Comitato Olimpico di Riyad che ha escluso l’invio di atlete ai giochi che si svolgeranno nella capitale britannica.

“Per ora non sponsorizzeremo la partecipazione di alcuna donna alle Olimpiadi o ad altri campionati internazionali”, ha annunciato il principe Nawaf bin Faisal durante una conferenza stampa a Jedda. L’emiro ha però aggiunto che se le saudite vorranno prendere parte alla competizione in modo autonomo sono libere di farlo. “In quel caso le nostre autorità si assicureranno che la loro partecipazione non violi la sharia, la legge islamica”.

L’unica donna che a luglio volerà in Europa a rappresentare lo stato degli sceicchi sarà la bella diciottenne Dalma Malhas, campionessa equestre di salto a ostacoli. La giovane ha già vinto una medaglia di bronzo alle Olimpiadi Giovanili di Singapore, a cui aveva partecipato solo perché invitata dal Comitato Olimpico Nazionale.

Finora solo tre stati non hanno mai inviato donne ai giochi olimpici: l’Arabia Saudita, il Brunei e il Qatar. Quest’ultimo però, candidato ad ospitare le Olimpiadi del 2020, ha annunciato che invierà a Londra le proprie atlete.

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1042288/nessuna-donna-saudita-alle-olimpiadi-di-londra.shtml

 

4 aprile :  Suu Kyi vince elezioni, “Nuova era in Myanmar”

La premio Nobel: “E’ una vittoria del popolo”
Migliaia di sostenitori hanno trascorso la notte in festa nel quartier generale: conquistati 43 seggi su 44

La leader d’opposizione birmana Aung San Suu Kyi, che ha conquistato il seggio in parlamento dopo 15 anni di domiciliari, ha salutato in un comunicato la “vittoria del popolo” e ha chiesto al suo partito e ai sui sostenitori di astenersi da qualsiasi esternazione eccessiva. E’ “l’inizio di una nuova era”, ha esultato la premio Nobel per la pace, che col suo partito ha conquistato 43 seggi su 44.”Non è tanto un nostro trionfo, quanto un trionfo di coloro che hanno deciso di partecipare al processo politico di questo Paese”, ha detto Suu Kyi. “Cio che importa non è il numero di seggi ottenuti, benchè siamo ovviamente molto soddisfatti di averne ottenuti così tanti, ma il fatto che la gente dimostri tanto entusiasmo nella sua partecipazione al processo democratico”, ha aggiunto la leader dell’Lnd …

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1041866/suu-kyi-vince-elezioni-nuova-era-in-myanmar-la-premio-nobel-e-una-vittoria-del-popolo.shtml

 

29 marzo : From Egypt Independent

Women’s council offended over female representation on assembly. With female members making up six percent of the body that will draft Egypt’s new constitution, The National Council for Women on Wednesday called the poor representation “extremely offensive” in a statement.

Council head Mervat al-Talawy said in the statement that the percentage of females appointed to the assembly does not in any way reflect women’s role in society. The statement stressed that the constitution is for all Egyptians, not exclusively the majority party

 

http://english.alarabiya.net/articles/2012/03/29/203944.html

http://www.egyptindependent.com/node/738836

 

28 marzo : Jail may await Afghan women fleeing abuse and rape: HRW

Once leaving prison, Afghan women and girls face strong social stigma in the conservative country and may be killed in so-called “honor killings.” (Reuters). For Afghan women, the act of fleeing domestic abuse, forced prostitution or even being stabbed repeatedly with a screwdriver by an abusive husband, may land them in jail while their abusers walk free, Human Rights Watch said.

 

27 marzo : 16enne Amina Filali

La 16enne Amina Filali dopo essere stata stuprata, picchiata e costretta a sposare il suo aguzzino, si è suicidata perché il codice penale marocchino dà la possibilità allo stupratore di sposare la sua vittima se questa è minorenne. Mettiamo fine a questa vergogna e facciamo pressione sul governo affinché mantenga la sua promessa di adottare una legge che riformi il sistema attuale e fermi la violenza contro le donne. Firma la petizione e inoltrala a tutti:

Firma la petizione
Giorni fa Amina Filali, una 16enne che è stata stuprata, picchiata e poi costretta a sposare il suo aguzzino, si è suicidata: era l’unico modo per sfuggire all’inferno in cui il suo stupratore e la legge l’avevano rinchiusa. Se agiremo ora potremo far sì che questa tragedia inenarrabile non colpisca qualcun altro.

L’articolo 475 del codice penale marocchino dà la possibilità allo stupratore di evitare il processo e il carcere sposando la sua vittima se questa è minorenne. E’ dal 2006 che il governo promette di mettere fine a questo orrore e di adottare una legge che vieti la violenza contro le donne, ma finora sono state solo parole al vento.

Centinaia di manifestanti marocchini sono scesi in piazza per chiedere un cambiamento reale, accendendo i riflettori sul Primo ministro e su tutto il governo, e i media internazionali hanno raccontato la notizia. Se riusciremo a fare pressione ora potremo ottenere finalmente un passo in avanti. Firma ora la petizione per una legge forte che fermi la violenza contro le donne e che includa l’abolizione dell’articolo 475. Non appena raggiungeremo 250.000 firme le consegneremo direttamente ai decisori:

http://www.avaaz.org/it/forced_to_marry_her_rapist_b/?vl

 

14 marzo

Moroccan girl commits suicide after being forced to marry her rapist

Moroccan feminists have long demanded changes to a law that exempts a rapist from punishment if he agrees to marry his victim

http://english.alarabiya.net/articles/2012/03/14/200577.html

 

8 marzo 2011 – 2012 : Quelle mille donne che hanno fatto fiorire la primavera araba

Il testimone del cambiamento in pochi mesi è passato  nelle loro mani

Esattamente un anno fa, 8 marzo 2011, nel pieno di una rivoluzione sociale che mobilitava contro il governo milioni di egiziani, un corteo di mille donne si avviò verso piazza Tahrir, per celebrare la festa dei loro diritti. Vennero bloccate dagli uomini, dai loro stessi uomini in molti casi. I cartelli vennero strappati e loro invitate a tornare indietro con quel semplice avvertimento che tante donne hanno ascoltato in tante rivoluzioni: «Non è il momento…». Come se i diritti femminili fossero un di più, una sorta di bonus dei tempi di vacche grasse.

Oggi, un anno dopo, quel migliaio di donne, ovunque siano (visto che sono rimaste sconosciute dietro i veli, come spesso capita nel mondo arabo), possono però misurare il loro successo. Il testimone del cambiamento nell’attuale mondo è passato in pochi mesi nello loro mani. Nessuno dubita del loro protagonismo, né del ruolo decisivo che hanno avuto negli eventi «epocali» dentro i loro Paesi.

http://www3.lastampa.it/donna/sezioni/articolo/lstp/445523/

 

8 marzo : Tunisia proposta odalisca contro l’adulterio

Bahri Jlassi, presidente del Partito per l’apertura e la fedeltà, (già solo esistenza di un partito del genere colpisce e non poco le orecchie occidentali) ha chiesto che, nella Charta della Tunisia, sia riconosciuto agli uomini di avere, oltre alla moglie legittima, una odalisca (‘jarya’, schiava vergine dell’harem), così da combattere fenomeni quali il divorzio, l’adulterio, il nubilato, oltre ad alcuni tipi di unione che, sanciti in ambito solo religioso, non hanno alcun effetto civile.

Ma per Jlassi mettersi in casa una odalisca consentirebbe di ”ristabilire l’equilibrio sociale e morale della società tunisina” che, dice convinto, ha sofferto di quella che ha definito la laicita’ del Codice di statuto personale (l’insieme dei diritti di ciascun individuo), aggiungendo che, nel corso degli ultimi cinque decenni, la poligamia e’ stata ”criminalizzata”.

Vorrei suggerire al caro signor Jlassi che per combattere l’adulterio o robe simili si potrebbe anche applicare quella che nel Medioevo era chiamata la “legge del taglione”, come deterrente invece di continuare a considerare la donna alla stregua di oggetto.

http://www.corriereinformazione.it/2012030717803/attualita/8-marzo-in-tunisia-proposta-odalisca-contro-ladulterio.html

 

7 marzo : Bolzano, primavera araba, alle donne tunisine il Premio Alexander Langer
Il Premio internazionale Alexander Langer e’ stato assegnato all’Associazione Tunisina delle donne democratiche (Association Tunisienne des femmes democrates). ”Puntando i riflettori sulle rivolte della primavera araba, la Fondazione ha individuato nell’associazione tunisina delle donne democratiche un simbolo della forte spinta verso la democrazia in atto nel mondo arabo”, sottolinea il comitato scientifico del premio intitolato al leader Verde scomparso. (ANSA).

http://www.ladige.it/articoli/2012/03/07/primavera-araba-donne-tunisine-premio-alexander-langer

 

7 marzo : Roma, primo imam donna d’Italia, diritti per donne ma no legge su velo

Trentina ma di origine siriane, 35 anni, con studi di teologia a Parigi e una laurea a Lione, oggi insegnante di cultura araba: è questo l”identikit’ di Nibras Breigheche, la prima donna chiamata a far parte di un’associazione nazionale musulmana di imam – l’Associazione Islamica Italiana degli imam e delle guide religiose, nata lo scorso dicembre, con l’obiettivo di formare i leader religiosi musulmani del nostro Paese. Intervistata da Mondo e Missione, mensile del Pime di Milano, Breigheche sottolinea che “non è vero che l’islam vuole donne ‘sottomesse’: perla mia religione uomini e donne hanno gli stessi identici diritti”. La prima imam donna d’Italia, che è anche responsabile per il dialogo interreligioso dell’Associazione Donne Musulmane d’Italia, non si stupisce per la sua nomina: ”La presenza di donne nell’associazionismo islamico non è una novità – racconta – e soprattutto ce ne sono molte attive nelle esperienze quotidiane, come le scuole di lingua araba e cultura islamica avviate nelle principali città d’Italia”.

http://it.notizie.yahoo.com/islam-primo-imam-donna-ditalia-diritti-per-donne-164400839.html

 

21 febbraio 2011 : Rapporto ECRI sul razzismo in Italia

Strasburgo, 21 febbraio 2011. E’ stato pubblicato il nuovo Rapporto dell’ECRI (Commissione europea contro il Razzismo e l’Intolleranza del Consiglio d’Europa).
Tra le fonti relative all’Italia è citato il Gruppo EveryOne, uno dei ns. patner, a testimonianza di un rapporto di collaborazione con le istituzioni internazionali che produce effetti importanti nel nostro Paese, riducendo le terribili conseguenze della discriminazione, dell’esclusione sociale, degli sgomberi indiscriminati, degli abusi polizieschi e giudiziari contro gli individui più vulnerabili. Il Rapporto rivela ancora una volta un tasso di razzismo e intolleranza inaccettabile, che si riflette sia sulle politiche sul popolo Rom, sia su quelle concernenti l’accoglienza dei rifugiati e degli stranieri indigenti. Da notare come il Gruppo EveryOne, che da anni lavora per migliorare la civiltà dei diritti umani in Italia, è regolarmente ignorato dalle istituzioni nazionali quando intraprendono politiche sulle minoranze e subisce una persecuzione politica e giudiziaria che pone i suoi attivisti sotto un costante pericolo di subire gravi abusi e ne intacca le già scarse risorse economiche (risorse personali, dato che l’organizzazione si autofinanzia), costringendoli a difendersi da accuse pretestuose, tutte legate al loro lavoro umanitario.
 

http://www.stranieriinitalia.it/images/ecri21feb2012.pdf

 
www.everyonegroup.com

info@everyonegroup.com

Monday, 20 February 2012

Syrian activist Razan Ghazzawi is freed

by authorities for a second time

 

Syrian authorities have freed prominent blogger Razan Ghazzawi, along with six other female activists arrested last week during a security raid on the Syrian Centre for Media and Freedom of Expression, located in central Damascus and headed by rights activist Mazen Darwish.

It was her sister Nadine who confirmed the news on Twitter: “@NadineGhazzawi: #FreeRazan #Syria Sister is home…but she can’t leave the country anymore…they won’t allow her”.

The arrest is yet another sign of the efforts deployed by the government to crack down on bloggers and activists and to put out all social media platforms supporting the revolution.

The women were released late Saturday, while other male activists from the same group, including Darwish, remain in custody.

Razan and the other women were ordered to report to the police on daily basis in order to pursue their interrogation. According to human rights lawyer Anwar Bunni, the authorities are investigating the sources of information used by the center, as well as its origin of funding.

Since the start of the Syrian uprising, nearly a year ago, Razan, an English literature graduate from Damascus University, has been arrested (and freed) twice, becoming a symbol of the opposition to the Assad’s regime. Her first arrest last December took place by the border while on her way to attend a conference in Jordan.

The U.S.-born Syrian blogger is known for her fierce criticism of the Syrian government, mostly expressed on her blog Razaniyyat (razanghazzawi.com),
and via her twitter account @RedRazan.

Ghazzawi currently works at the Syrian Centre for Media and Freedom of Expression where she was reportedly arrested last week. Many believe the blogger was released (twice) thanks to propagated media and online campaigns that drew attention to her situation and possibly because she carries a U.S. passport as well.

In one of her latest blog posts Razan wrote: “People who do not live in a country that is living a revolution may not know that time, is revolutionaries’ biggest enemy.”

 

http://english.alarabiya.net/articles/2012/02/20/195939.html

 

Pakistan makes domestic violence a criminal offence

 

Pakistan’s Senate on Monday passed a bill that makes violence against women and children an offence carrying jail terms and fines, state media said.

The Domestic Violence (Prevention and Protection) Bill was introduced by Senator Nilofar Bakhtiar and passed unanimously by the upper house of the federal parliament, Pakistan Television reported.

The law was already passed unanimously in the National Assembly, the lower house of parliament, in August 2009. It will come into effect after President Asif Ali Zardari signs it into legislation.

Those found guilty of beating women or children will face a minimum six months behind bars and a fine of at least 100,000 rupees ($1,100).

Besides children and women, the bill also provides protection to the adopted, employed and domestic associates in a household.

The law classifies domestic violence as acts of physical, sexual or mental assault, force, criminal intimidation, harassment, hurt, confinement and deprivation of economic or financial resources.

Previously, if a man beat his wife or children, police could not arrest him and it was considered a domestic affair.

Human rights groups say Pakistani women suffer severe discrimination, domestic violence and so-called “honor” killings — when a victim is murdered for allegedly bringing dishonor upon her family.

They say that women are increasingly isolated by spreading Islamist fundamentalism in Pakistan, where the Taliban threaten parts of the northwest.

 

http://english.alarabiya.net/articles/2012/02/20/195970.html

 

Monday, 06 February 2012

Premio Makwan all’attivista egiziano Hamby Al Azazy


Il Premio Makwan 2011 è stato assegnato all’attivista egiziano Hamdy Ahmed Al-Azazy, presidente della ONG New Generation Foundation for Human Rights di Arish (Nord del Sinai, Egitto), votato dagli attivisti del Gruppo EveryOne e dagli operatori umanitari scelti per votare i difensori dei diritti umani che in tutto il mondo si sono distinti per il loro coraggio e i loro risultati.

Hamdy Ahmed Al-Azazy, da anni si dedica all’assistenza dei profughi, in particolare ai sub sahariani che si trovano nelle carceri e negli ospedali, battendosi inoltre, alla tutela dei loro diritti.

Il Premio Makwan per i Diritti Umani, che è dedicato alla memoria del ventunenne gay Makwan Moloudzadeh, impiccato il 5 dicembre 2007 in Iran, è un riconoscimento assegnato ogni anno a persone, enti o organizzazioni che si sono distinte per azioni o progetti a tutela dei diritti fondamentali degli individui, dei gruppi sociali e dei popoli.

Questa la motivazione data dalla giuria: “Negli ultimi anni Hamdy Al Azazy si è impegnato per contrastare i traffici di esseri umani e organi nel Sinai egiziano, opponendo le ragioni dell’umanità al tragico fenomeno dei rapimenti di profughi in fuga da crisi umanitarie, perpetrato da bande di predoni che operano ad Arish, Rafah, Gorah, Sheikh Zuweid e altre città del Sinai. Con la propria opera a tutela della vita dei migranti, Al-Azazy ha permesso nell’ultimo anno la liberazione di centinaia di profughi e, attraverso difficili azioni diplomatiche nei confronti delle autorità egiziane e internazionali, e dei capi-tribù beduini del Sinai, la riduzione della tratta di migranti e rifugiati, nonché della compravendita di organi umani”.

Insieme al Gruppo EveryOne, di cui la New Generation Foundation for Human Rights è partner, Hamdy ha cooperato con la CNN nella realizzazione del documentario Death in the Desert, andato in onda per la prima volta il 5 novembre 2011, che ha contribuito in misura decisiva a diffondere nel mondo le immagini e informazioni sul traffico di esseri umani e organi nel Sinai, inducendo le autorità egiziane e internazionali ad agire con una determinazione mai vista prima.

Hamdy Al-Azazy, che si occupa inoltre della preparazione e della sepoltura delle salme dei profughi che muoiono nei campi di prigionia gestiti dai trafficanti nel deserto al confine con Israele, spesso dopo aver subito l’espianto dei reni, ha subito minacce di morte e recentemente, anche grazie all’intervento dell’organizzazione Front Line Defenders è stato costretto a trasferirsi temporaneamente al Cairo per sottrarsi alle violenze di alcune bande criminali.

“Il premio assegnato da EveryOne si propone di segnalare alle Istituzioni egiziane e internazionali – dichiarano i presidenti Malini, Pegoraro e Picciau – la necessità di sostenere e tutelare la vita e l’opera umanitaria di Hamdy El-Azazy, che nonostante gli innumerevoli rischi continua ogni giorno, con coraggio e determinazione, a salvare vite umane, preservandone tante altre da gravi drammi umanitari”.

 

http://www.italnews.info/2012/02/06/premio-makwan-all%E2%80%99attivista-egiziano-hamby-al-azazy/

http://everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2012/2/5_Premio_Makwan_2010_a_Hamdy_Al-Azazy,_difensore_dei_profughi_nel_Sinai.html

GRECIA E’ CRISI NERA

IL TERZO MONDO E’ SEMPRE PIU’ VICINO

 

 

NEONATI DENUTRITI PERCHE’ I GENITORI NON SONO PIU’ IN GRADO DI ALIMENTARLI A SUFFICIENZA

 

BAMBINI CHE IN CLASSE ARRIVANO SENZA IL PRANZO E DICONO DI ESSERSELO DIMENTICATO E INSEGNANTI CHE CERCANO DI RIMEDIARE DISPERATAMENTE DI RIMEDIARE CIBO PER I LORO ALUNNI CHE FANNO LA FAME

 

INTANTO NEGLI OSPEDALI I PAZIENTI CHE PAGANO LE BUSTARELLE AI MEDICI PUR DI ESSERE CURATI, E LE GRANDI CASE FARMACEUTICHE INIZIANO A SOSPENDERE LA RIFORNITURA DI FARMACI

 

L’INCHIESTA DI SERVIZIO PUBBLICO E IL RACCONTO DELLA CRISI NERA GRECA VICINA AL FALLIMENTO.


http://www.free-italy.info/2012/02/grecia-e-crisi-nerabambini-e-suicidi.html

Erika l’eroina peruviana che ha salvato decine di persone

 

 

Erika Fani Soria Molina 25 anni, laureata in Turismo all’Università Andina di Cusco, al suo terzo viaggio come cameriera dal 2009, questa volta nel Costa Concordia. Mentre il Capitano abbandonava la nave, Erika, l’unica peruviana ancora non ritrovata pur essendo in grado di salire subito su una scialuppa aiutava decine di persone che gridavano aiuto a farlo.
 
http://www.positanonews.it/
http://it.paperblog.com/
http://angelodaddesio.nova100.ilsole24ore.com/

Cairo, 20 febbraio 2012

Corteo di “maschi” contro le nuove leggi a favore delle donne

 

Kabul 
Afghanistan, 
16 febbraio 2012

Velo obbligatorio e meno trucco. Stretta in stile talebano per le donne sulle tv afghane.
“Le anchorwomen – ha spiegato il ministero dell’Informazione e della Cultura – sono tenute al rispetto dei valori islamici”

 

Iran, 15 febbraio 2012

Abolita di fatto in Iran la pena prevista per le donne adultere. A renderlo noto è il sito Khabaronline.
La lapidazione – si spiega- è scomparsa dal codice penale appena passato al vaglio del Consiglio dei Guardiani

 

Siria, 8 febbraio 2012

Contrabbandare la speranza in Siria

https://secure.avaaz.org/

MGF – Campagna Italiana : “ Decidi tu che segno lasciare ”
contro le mutilazioni genitali femminili


 

Almeno centocinquanta milioni di donne nel mondo sono state private del piacere e della dignità. Almeno trentacinquemila in Italia. Si tratta delle donne che hanno subito la pratica dell’infibulazione.
Tradizione patriarcale che, nonostante la disinformazione piuttosto diffusa, nulla a che vedere con l’Islam e si estende a paesi non africani come Bolivia, Indonesia e Kurdistan.
E il dramma purtroppo è stato esportato anche in Italia, dove fino a tremila bambine ogni anno, figlie di immigrate, rischiano di essere sottoposte a questo intervento, a volte tramite brevi viaggi di ritorno in patria.


http://www.youtube.com/watch?v=D55NY9FimVI

http://www.yallaitalia.it/2012/01/il-piacere-negato-alle-donne/

http://unionedonne.altervista.org/index.php/comunicati/2011/377-mutilazioni-genitali-femminili-qdecidi-tu-che-segno-lasciareq.html

Copyright © 2018 Donne senza frontiere | Movimento per la giustizia - Tutti i diritti riservati | Designed by graphics01.com
Powered by Wordpress