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"La Giustizia è come il sole. Una società che ne è priva vive nell'ombra. Facciamo entrare il sole della Giustizia nel cuore degli uomini" (D.Ikeda)

Cosa penso della categoria ‘Donne’

 

Fieramilanocity dal 15 al 17 marzo, Milano

Un percorso multimediale per lottare contro la violenza sulle donne, soprattutto quella subdola che le vittime non riescono subito a riconoscere come maltrattamento: è l’idea della Caritas ambrosiana per far riflettere su questi temi i visitatori di ‘Fa’ la cosa giusta’, la manifestazione dedicata al consumo critico e agli stili di vita sostenibili che verrà ospitata a Fieramilanocity dal 15 al 17 marzo. Il fulcro dello stand ‘Non è amore’ sarà una camera oscura nella quale verrà proiettato un video incentrato sulle storie di due coppie, entrambe caratterizzate da episodi di abusi più o meno evidenti. “L’obiettivo è porre l’accento su gesti, espressioni e comportamenti molto diffusi nei rapporti tra uomo e donna e in molti casi addirittura considerati manifestazioni di affetto, mentre in realtà sono spie di pregiudizi e prevaricazioni” (Lucia Landoni)

 

Giovedì 14 marzo alle 20:30 in Sala Buzzati (via Balzan 3, Milano) si tiene l’incontro dal titolo “Questo non è amore, storie di violenza sulle donne”, con letture sceniche tratte dal libro “Questo non è amore”. Venti storie raccontano la violenza domestica sulle donne, libro-denuncia di Giovanna Pezzuoli: “Solo il 7% denuncia gli abusi subiti” (Marsilio, 2013, pp.266, Eu 16,50) .

 

 

Introducono il giurista Piergaetano Marchetti, il direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli e il vice direttore Barbara Stefanelli .

Le letture sceniche sono a cura di Federica Santambrogio, e sono intepretate dagli attori Aglaia Zannetti, Lorella De Luca ed Enzo Giraldo. Alla serata partecipa anche la cantante Paola Turci .

All’evento, oltre ai reading, ci saranno proiezioni musicali e di immagini .

L’ingresso è libero, è necessario prenotare allo 02 87387707 .

 

 

http://video.repubblica.it/edizione/milano/non-e-amore-le-violenze-contro-le-donne/121891/120378

http://milano.mentelocale.it/multimedia/foto/5079.htm

http://www.airdave.it/a/articolo_31/canzoni/testo_fuck_you.htm

 

Non importa se tu sia uomo o donna, oggi festeggiamo insieme tutte le donne del mondo!

 

Sono bambine, madri, mogli e compagne. Una per una riempiono il mondo con i loro sorrisi, con la dedizione, la forza e la determinazione dei loro gesti, con la voglia di farcela per se stesse e per gli altri.

 

L’augurio più vero è quello che le farà sentire rispettate e libere in ogni loro scelta. Siamo con tutte le donne del mondo, ogni giorno, perché possano vivere con gioia l’essere donne: indipendenti, istruite, protette.

 

Per le donne di oggi e per quelle di domani, unisciti a noi in questo augurio!

 

Con l’augurio che tutti i giorni, anche grazie a te, i diritti e la dignità delle donne vengano rispettati.

 

Ogni giorno, donna dopo donna, la loro forza farà fiorire il mondo.

 

 

Buon 8 marzo con ActionAid
http://www.youtube.com/watch?v=_Pn4j5Ibrx0&feature=youtu.be

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=1HRa4X07jdE

 

Festival “Le Penelopi Contemporanee

dal 4 al 10 marzo, Milano

 

Torna Sguardi Altrove Film Festival, la rassegna cinematografica e artistica al femminile, curata da Patrizia Rappazzo. Il festival, che tocca la sua XX edizione, presenta un nuovo tema:

l’Odissea delle Donne: Le Penelopi contemporanee.

 

 

Festival interamente dedicato al cinema e alle espressività artistiche femminili, declinate nei linguaggi più diversi. Manifestazione che da sempre attira i consensi del pubblico milanese, ma soprattutto si fa portatrice di contenuti e vetrina per le numerose artiste che ogni anno partecipano. Cosa che tende a sottolineare anche il Direttore Artistico Patrizia Rappazzo, che ogni anno si concentra anima e corpo su questo progetto.

 

E quest’anno “Sguardi Altrove” torna con un programma molto ricco, che si estende nell’arco di un mese, in tre location milanesi. Le aree tematiche saranno sempre due: il cinema e l’arte (per la precisione “tasselli d’arte – oltre il cinema”).

 

Si parte il 1 marzo alla Triennale Palazzo dell’Arte a Milano, dove fino al 24 Marzo si terrà “Scenari Latino Americani”, mostra collettiva che attraverso scatti fotografici, video installazioni, performance  e workshop affronta le tendenze dell’arte e della cultura latino americana principalmente di cinque paesi (Argentina, Brasile, Cile, Messico e Venezuela).

 

Invece allo Spazio Oberdan, dal 4 al 10 Marzo, si darà spazio alla settima arte con il concorso di cortometraggi e lungometraggi provenienti da tutto il mondo, con retrospettive, omaggi e sezioni speciali come quella riservata ai diritti umani.

 

Dal 27 marzo al 5 Aprile ci si sposterà invece presso La Fabbrica del Vapore, dove verrà ospiterà “Ma-Donne”, ovvero 20 foto di matrice pop-art (dedicata alle Madonne contemporaee) firmate dalla regista Roberta Torre (a cui verrà dedicata anche una retrospettiva) e altri 10 scatti di Daniela Salton (giovane artista scomparsa pochi anni fa) con protagoniste delle drag queen.

 

Non mancheranno poi incontri ed eventi collaterali, come la tavola rotonda “dalla parte delle bambine”, durante la quale si parlerà dell’influenza sulle più piccole (ma anche i più piccoli) delle immagini diffuse dai media: gli sguardi femminili dall’Italia e dal mondo sull’attualità e i problemi sociali, i concorsi e gli appuntamenti di approfondimento.

 

 

http://www.sguardialtrovefilmfestival.it/

http://milano.mentelocale.it/51206-milano-sguardi-altrove-2013-dal-cinema-alla-fotografia/

http://www.alfemminile.com/donne-societa-diritti-della-donna/sguardi-altrove-festival-marzo-2013-n218009.html

http://27esimaora.corriere.it/articolo/unasu3-film-autoprodotto-per-passione-viaggio-dentro-la-violenza-sulle-donne/

 

1 Marzo 2013
Kingston
The University of Rhode Island

 

“Grandi voci femminili” rappresenta il percorso del ruolo della donna nella società e nella cultura italiana contemporanea attraverso l’espressione letteraria di importanti protagoniste quali Dacia Maraini, scrittrice e giornalista italiana che terrà tre conferenze all’Università del Rhode Island.

 

Tre saranno le conferenze che Dacia Maraini, scrittrice e giornalista italiana, impegnata anche nell’ambito della drammaturgia contemporanea, terrà presso L’Università del Rhode Island tra l’1 e il 6 marzo 2013.

Filo conduttore dei tre incontri previsti è la “letteratura al femminile”. In particolare, il primo appuntamento – dal titolo “From Convent to Brothel: Women’s Writers” (Dal convento al bordello: scrittrici di donne) – riguarderà scritti di donne risalenti al periodo medievale ed alla prima età moderna europea, epoca in cui poche donne avevano accesso al mondo letterario, tra cui le religiose e le cortigiane.

Nel corso del secondo incontro, dal titolo “Why do I write?” (Perchè scrivo?), Dacia Maraini, in cui racconterà il suo esordio in campo letterario, i primi scritti e la ragione del suo scrivere. Proveniente da una famiglia di scrittori, “un lavoro passato da padre in figlio” come ella stessa spiega, la Maraini inizia a comporre all’età di quattordici anni, a diciassette pubblica una propria rivista, a ventiquattro ottiene il suo primo successo con il romanzo La vacanza. Da allora non si è mai fermata, e la sua penna ha dato vita a numerose produzioni di grande successo, nonostante per lo scrittore “ogni libro è un viaggio che a volte implica delle pause difficili lungo la via e che aiuta a scoprire un nuovo mondo e un nuovo sè”.

L’ultimo appuntamento prevede una tavola rotonda conclusiva dedicata alla Giornata Internazionale della donna.

 

http://www.italyinus2013.org/it/2013/03/

 

L’attrice Farahani non potrà mai più tornare in Iran. Dopo aver posato in topless per il video “Corpi e Anime” ideato per rendere omaggio allla liberà degli artisti con le foto del video che appaiono  su Madame Le Figaro, il settimanale femminile del quotidiano francese, il governo iraniano decide che l’attrice “potrà offrire i suoi servizi artistici da qualche altra parte”

 

Poco dopo la diffusione delle immagini, l’attrice ha ricevuto una lettera dal governo iraniano che la invita espressamente a rimanere lontano dai confini nazionali. La colpa della Farahani, che attualmente risiede in Francia, è di essere comparsa nuda sulla rivista, comportamento duramente condannato dal suo paese di origine.

 

Alcuni hanno condannato la foto, ma molti sostenitori hanno invece ringraziato l’attrice per il coraggio e per aver “affrontato il taboo diffuso tra le donne nei paesi mussulmani”.

 

Questa sì che è una donna. Staccata dal fondamentalismo iraniano, Golshifteh Farahani è una ribelle in patria, nonché una delle attrici più originali in circolazione e amate da Hollywood.

 

Altra accusa è la sua comparsa a testa scoperta. bIl velo che ha rappresentato il suo punto di svolta è diventato una sciarpa che protegge la gola. Ginevra è ancora gelida. Nessuna traccia di primavera. Mentre si toglie la giacca, Golshifteh Farahani evidenzia una dote rara in Occidente: la passione contenuta nella discrezione. Questa  ragazza iraniana di 27 anni che non torna nel suo paese dal 2008, ha come sola responsabilità l’aver deciso di non indossare il velo, che nel suo paese è legge, su un red carpet. Con l’aggravante che accanto a lei c’erano Leonardo Di Caprio e Ridley Scott. E dunque, davanti a loro, i fotografi di tutto il mondo.

 

Quelle foto a testa scoperta (l’occasione era il lancio del film di Scott Nessuna verità, di cui lei è protagonista), e con un vestito senza maniche, le hanno cambiato la vita. Amarezza, voglia di lottare, un sorriso che disarma nella sua dolcezza sono movimenti contenuti e sedati nel suo corpo piccolo. In un volto che è stato prima l’emblema dell’Iran e dei suoi contrasti, poi quello di un’attrice che si avvia verso una carriera internazionale costruita piano, con oculatezza.

 

All’età di 12 anni entra in una scuola di musica della sua città e a 14 viene scelta dal regista Dariush Mehrjui per diventare la protagonista di quello che sarà il suo film di debutto, il romantico Derakhte Golabi (1998).

 

Trasferitasi a Parigi, dove attualmente vive, è vita nel cinema iraniano, tanto da diventare una delle prime e più grandi interpreti del grande schermo, odiata fortemente dal regime e, per questo, amata dalle major di Hollywood, che rimangono conquistati dalla sua forza. Ovviamente, questo la porterà a essere esiliata per sempre da Tehran. Per quanto soffra, la Farahani trova il suo Iran nell’amore per l’aiuto-regista Amin Mahdavi e nella musica rock del suo paese che porta in giro con la band underground Kooch Neshin, aggiungendo un ulteriore esilio al suo già stato di emarginata politica, visto che sia il rock che le donne che cantano sono bandite nella sua nazione.

 

In America e in Italia l’abbiamo vista grazie alla spy-story di Ridley Scott Nessuna verità (2008) con Leonardo DiCaprio, Russell Crowe e Mark Strong, ma si può anche vedere nella pellicola About Elly (2009).

 

Dopo Pollo alle prugne (2011), nel 2012 è nel cast del film Just like a Woman di Rachid Bouchareb, accanto a Sienna Miller.

 

In Iran, come abbiamo già detto, la Farahani è parte della rock band underground Kooch Neshin (“nomadi” in iraniano), che ha collaborato con un altro musicista iraniano in esilio Mohsen Namjoo alla realizzazione dell’album “Oy”, uscito nell’ottobre 2009.

 

Dice: “Voglio essere felice, è il minimo che si possa fare quando si è ancora vivi ”  (L’ESPRESSO 28 febbraio 2013 pag.108)

 

http://www.marieclaire.it/Attualita/Golshifteh-Farahani

http://www.youtube.com/watch?v=xXtyq0JklRA&feature=player_embedded

 

 

 

E’ morta la giovane 23enne vittima di uno stupro di gruppo, che ha suscitato un’ondata di reazioni in tutta l’India: ricoverata in un ospedale di Singapore, le sue condizioni erano disperate. Era stata violentata, picchiata e torturata su un autobus di New Delhi lo scorso 16 dicembre. A causa della violenza subita, aveva riportato un arresto cardiaco, infezioni ai polmoni e all’addome, oltre a un grave trauma cranico. Ieri una ragazza di 17 anni si è tolta la vita, dopo aver subito uno stupro di gruppo il 13 novembre scorso.


http://www.repubblica.it/esteri/2012/12/28/news/india_in_fin_di_vita_ragazza_stuprata_da_branco-49555220/

FIRMIAMO TUTTI !!!

 
http://www.petizioni24.com/petizione_per_emanuela_orlandi

 
Per CONFERMARE la firma o per ELIMINARE la firma, aprire la seguente pagina:
http://www.petizioni24.com/v/10851228/4TX6N8

 
Parliamo di questa petizione a quante più persone possibile.

Più firme si raccoglieranno, maggiore sarà la visibilità che la petizione otterrà dai media e da coloro che prendono le decisioni.

 

Per informazioni su Emanuela Orlandi

http://it.wikipedia.org/wiki/Sparizione_di_Emanuela_Orlandi

 

GRAZIE!

DSF

Lezione numero uno

Bianca

 

 

La lezione che oggi ha imparato il gruppo di Donne Senza Frontiere ascoltando la storia della signora Bianca.
Quando ci ha chiamate parlava di alcuni problemi alla sua abitazione, sottolineando di essere completamente sola e chiedendoci spiegazioni sulla prassi da adottare per rilievi tecnici. Ci siamo consultate ed in quattro  abbiamo deciso di andare a trovarla. E così l’abbiamo conosciuta. Pensavamo di incontrare una signora molto anziana, dato che ci aveva detto di avere 80anni e che quindi fosse più semplice spiegare personalmente che al telefono le procedure burocratiche.
Stupidi pregiudizi. La signora Bianca, classe 1932, ha 80 anni, ma solo all’anagrafe. La vedi e non puoi non pensare “caspita non è possibile, sembra più giovane di almeno dieci anni!” Bastano poche battute e si capisce che appartiene ad un’altra generazione, quella di donne con un carisma e ed una tempra impareggiabile, anche ed ancora ad ottant’anni. Mi ha fatto pensare subito alle mie nonne. “Sono donne di altri tempi” è la frase che mia madre mi ripete sempre, caparbie e più forti fisicamente e spiritualmente, nate e cresciute in quell’Italia fatta di guerre e privazioni, dove si viveva con più semplicità e l’essenziale era davvero limitato.
La signora Bianca è in effetti come una nonna, che con i suoi racconti ci porta indietro nel tempo. Ci parla della guerra e della sua famiglia d’origine, il tono della voce si indebolisce quando racconta dei bombardamenti della città di Genova che le hanno portato via la sorella Titti, ma si ravviva nel ricordare gli anni passati a Palermo girovagando tra i mercati arabeggianti della città, dove ha conosciuto il suo grande amore.
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la resistenza della vita sulla morte

Del dar vita materno sul dar morte dei regimi




“Dio non può essere ovunque è per questo che ha creato le madri,” affermava lo scrittore Leopold Kombert,  sottolineando la sacralità e l’eternità dall’amore materno, che come quello divino è l’amore incondizionato per la vita stessa.

Quest’amore nel generare altra vita, nel difenderla e proteggerla con sacrificio ed altruismo è l’idea universale ed istintiva della maternità, è il vincolo più sublime che possa esistere; è vita anche oltre la morte.
È nel nome di questo smisurato amore materno che sono nate le Madri di Plaza de Mayo. Donne, ma soprattutto madri che hanno sfidato e lottato in Argentina contro la Dittatura militare di Jorge Rafael Videla.

Negli anni tra il 1976 ed il 1983 l’Argentina attraversò il periodo più buio della sua storia contemporanea, privata in ogni suo diritto, sgretolata nella sua dignità, logorato da una repressione spietata che generò la scomparsa di 30.000 persone tra uomini e donne: i Desaparecidos. Si trattava per lo più di ragazzi, tra i 20 ed i 30 anni, desiderosi di respirare aria di democrazia, pericolosi, di conseguenza, per il consolidamento del potere totalitario di Videla.

Nei primi mesi, dopo il golpe del 24 marzo 1976, la Dittatura costruì una trincea fatta di silenzio e segretezza. Vi era la consapevolezza di non dover commettere gli stessi errori del Dittatore Pinochet che, in Cile, aveva gestito la protesta dei dissidenti con pubbliche esecuzioni nello Stadio della città, attirando così lo sguardo di tutto del mondo e l’interesse degli Organismi per la difesa dei diritti umani.
L’immagine che Videla voleva trasmettere, invece, doveva essere un’immagine di apparente normalità, giustificando la presa del potere agli occhi del mondo, con l’impronta anticomunista adottata dal Regime, mentre, all’interno del paese, il rafforzamento dell’autorità doveva essere raggiunto con una “Riorganizzazione Nazionale”, eliminando ogni forma di opposizione, con meccanismi che non prevedevano in nessun caso arresti di massa, fucilazioni o esecuzioni pubbliche; la popolazione non doveva avere il minimo sentore di ciò che accadeva alle persone arrestate.

Inizialmente la repressione fu orientata verso i sindacalisti e gli attivisti politici di sinistra, ma col tempo, i pretesti per effettuare gli arresti divennero sempre più futili. Era sufficiente anche solo partecipare ad una manifestazione studentesca, o avere il proprio nome nell’agenda di un possibile sovversivo. In questo modo tantissime persone che mai avevano agito concretamente contro il sistema subirono violenze di ogni tipo.
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… siamo tutti parte lesa, Palermo, Italia !!!



 

 

– PALERMO – Nella zona di Palermo in cui vivo io (Via Lincoln), la prostituzione la vedo sotto il balcone di casa mia. Le prostitute esercitano alla luce del fanale che illumina il mio bel nobile portone, ed io…mi vergogno di me stessa per stare lì a guardare dall’alto dei miei sogni…
Nella città la prostituzione non solo è sempre diffusa ed alla luce del giorno, ma è articolata in una rete capillare che non tralascia il centro città e si distribuisce uniformemente “dando lavoro” a bambine, ragazze, figlie, madri, nonne di nazionalità diversa, dall’africana all’ungherese, alla russa, all’italiana. Naturalmente la loro collocazione presso le varie zone della città è funzionale ad una spartizione meticolosa ed economicamente valutata da parte dei “capi zona” affiliati alla criminalità mafiosa ” della città.
Quando si incontrano queste realtà è facile additarle come un problema da risolvere. Ma che la soluzione la si guardi trincerandosi dietro le comuni soluzioni degli slogan a “tolleranza zero” per chi si prosituisce o inasprimenti di pena per chi alimenta la prostituzione usufruendo di questo “servizio”… ( ed anche quelli per me si prostituiscono…), in entrambi i casi è sempre difficile pensare che dietro questa facciata ognuno ha una storia.
E quella di queste persone è sempre una storia difficile da raccontare, nonostante si sente dire da alcuni moralisti che “vengono tutte da lontano ed alla fine guadagnano un sacco di soldi più facilmente così che andando a lavare scale”.
E’ difficle pensare che:
Per ogni donna uccisa, struprata, sfruttata, offesa, siamo tutti parte lesa!!!

Un articolo delle Inchieste di “Repubblica” apre una finestra, o meglio uno spiraglio su di una realtà che veramente non conosciamo se non per “sentito dire”, nonostante….ce la ritroviamosotto il portone di casa.
E’ solo una storia, ma è anche un mondo fatto di violenze, violazioni, dolore e soprattutto silenzio.
“La storia di Nike, bruciata a vent’anni per essersi ribellata al clan dei nigeriani”
Una catena di sfruttamento segreta e feroce, fondata sui riti voodoo, che pretende un riscatto tra i sessanta e i centomila euro per smettere il mestiere.

E’ l’organizzazione che Nike Favour Adekunle, innamorata e decisa a sposarsi, ha provato invano a sfidare nella Palermo del 2011.
Debiti da estinguere, riti voodoo e vessazioni. C’è tutto questo dietro la prostituzione delle nigeriane, che a Palermo regge la metà del giro, almeno quello visibile, quello che si consuma in strada. Un esercito di 500 ragazze appena maggiorenni. Spesso anche al di sotto dei diciotto anni. Arrivano tutte dalla stessa città, Benin City, che negli ultimi anni è diventata una sorta di capitale del sesso da esportazione della Nigeria del sud. Volti anonimi relegati in poche righe di cronaca solo quando accade il peggio. Come nel caso di Nike Favour Adekunle, ritrovata carbonizzata a vent’anni nelle campagne di Misilmeri il 21 dicembre del 2011.

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