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"La Giustizia è come il sole. Una società che ne è priva vive nell'ombra. Facciamo entrare il sole della Giustizia nel cuore degli uomini" (D.Ikeda)

Cosa penso della categoria ‘Donne’

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Si è acceso un filo di speranza per la sudanese Meriam Yahia Ibrahim Ishag.

 

La donna, incinta all’ottavo mese e in carcere dall’agosto scorso, è stata  condannata all’impiccagione per aver commesso apostasia, dopo essersi rifiutata di rinnegare la propria fede. Meriam si è sempre difesa ricordando di essere stata educata come cristiana ortodossa dalla madre, il padre, musulmano, è stato assente fin dalla nascita. La donna  inoltre è sposata con uno straniero di religione  cristiana, per questo motivo è stata condannata anche a 100 frustate. Il suo matrimonio non è valido in base alla Sharia e quindi considerato come adulterio.

 

Il caso ha suscitato  grande sdegno e subito dopo la pronuncia della sentenza si sono alzate proteste con slogan come “no all’esecuzione di Meriam!” e “i diritti religiosi sono diritti costituzionali”, in poche ore la protesta ha raggiunto Twitter e gli altri social network diventando così virale. Anche l’Italia si è mobilitata immediatamente tramite l’associazione Italians for Darfur.

 

Grazie all’attenzione internazionale che il caso ha suscitato e all’operato dell’ong sudanese “Sudan Change Now”, la sentenza, definita “ripugnante” potrebbe essere rivista.  Ah-Fateh Ezzedin, presidente del Consiglio Nazionale sudanese, ha dichiarato  che l’attenzione rivolta dai media internazionali al caso potrebbe danneggiare la reputazione del Paese e del sistema giudiziario, nel frattempo però Meriam resta in carcere.

 

L’auspicio è quello che il destino di Meriam si riveli più roseo di quanto sarebbe dovuto essere, tuttavia il suo è un caso isolato. La sentenza probabilmente verrà rivista e  se questo avverrà sarà grazie al grande eco che la vicenda ha avuto.

 

Cosa ne sarà delle altre donne islamiche, picchiate, frustate e uccise solo perché colpevoli di voler essere libere?

 

 

A cura di: Laura Caradonio

bring back

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Quando le attenzioni diventano persecuzione

 

 

Il reato di stalking, introdotto in Italia  nel 2009, offre una tutela nei confronti di soggetti che sono vittime di molestie assillanti e atti persecutori di vario genere. Atti che incidono fortemente sulla vita privata della vittima.

Le percentuali ci dicono che vittime di stalking sono soprattutto donne (85% donne, 15% uomini).

Dal momento dell’entrata in vigore del decreto legge sono state numerose le querele arrivate sul tavolo del questore, tuttavia ancora troppo spesso queste molestie rimangono taciute.

Necessario è dunque chiarire quando e come si possa denunciare per stalking, quando quindi la condotta tenuta dall’agente integri un reato. Per far ciò bisogna innanzitutto partire dall’analisi dell’articolo 612 bis, in particolare del suo primo comma che recita:

 

“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.”

 

La condotta tenuta dall’agente deve essere reiterata: con questo non si intende che la condotta debba essere tenuta abitualmente, è stato riconosciuto (sent Cass. Pen .20895/11 del 25/05/2011) come sufficiente per la configurazione del reato che questa sia stata tenuta almeno due volte, a condizione che  realizzi un perdurante stato di ansia o di paura nella vittima o, alternativamente, un altro degli eventi descritti dalla norma.

 

Il comportamento tenuto dall’agente deve costituire una minaccia o una molestia; sulla precisazione del significato di minaccia o molestia si è formata un’ampia giurisprudenza. Sussiste la minaccia quando lo stalker prospetti alla vittima un male futuro o anche quando tenga comportamenti fortemente intrusivi della sua sfera personale. Recentemente la giurisprudenza ha allargato il concetto di minaccia ricomprendendovi “qualunque forma di interferenza o di minaccia nella vita della vittima che comprometta lo svolgimento delle normali azioni quotidiane della vittima”.

 

Il comportamento tenuto dallo stalker deve ingenerare nella vittima uno degli stati descritti dall’articolo 612bis:

 

– “un perdurante e grave stato di ansia o di paura“: la norma si riferisce a forme patologiche di stress che possono essere oggettivamente verificate come ad esempio il DPTS (disturbo post-traumatico da stress);

il fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona legata al medesimo da relazione affettiva “: il termine “fondato” sembra indicare che il timore  per l’incolumità propria o di persona a lui vicina debba essere un timore concreto e oggettivamente verificabile dal giudice.

 

Il secondo e il terzo comma dell’art 612 bis contengono le seguenti circostanze aggravanti :

 

a. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa;

b. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di donna in stato di gravidanza o di un soggetto con disabilità, ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi, o da persona travisata, o con scritto anonimo.

 

Qual è il procedimento di denuncia ?

 

Ancora una volta è l’articolo 612bis a fornirci la risposta, questo al suo quarto comma stabilisce che il reato di stalking è perseguibile solo se è sporta denuncia dalla parte lesa, le autorità non possono quindi procedere sulla base della sola conoscenza dell’avvenuto reato (avvio d’ufficio), ad eccezione del caso in cui la persona offesa sia un disabile o un minore oppure quando il fatto sia connesso ad altro delitto per il quale è prevista la procedibilità d’ufficio.

Il termine per la querela è di sei mesi. Nel caso in cui  la vittima di stalking ritenga che da una denuncia penale scatuirebbero conseguenze sproporzionate rispetto al fatto compiuto può avviare una procedura di ammonimento che precede la denuncia vera e propria.

In questo caso il questore,  ove ritenga fondata l’istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge . Qualora il reato previsto dall’articolo 612 bis venga commesso da un soggetto già ammonito è previsto un aumento di pena e la procedibilità d’ufficio.

 

La nuova legge  del 15 ottobre 2013 n.93  sul femminicidio ha regolato anche alcuni aspetti riguardanti il delitto di stalking ampliando il raggio delle situazioni tutelabili. Aggravanti sono previste per  fatti commessi dal coniuge pure in costanza del vincolo matrimoniale, la riforma ha poi  introdotto tra le molestie anche  quelle perpetrate da chiunque con strumenti informatici o telematici. E’ previsto, analogamente a quanto già accade per i delitti di violenza sessuale, l’irrevocabilità della querela, cioè l’impossibilità di ritirare la denuncia se non in fase processuale. Questa questione è stata oggetto di vivaci dibattiti alla Camera divisa tra soggetti a favore dell’irrevocabilità, le cui ragioni sono prevalse, che ne sostenevano la necessarietà al fine di rendere concreta la tutela prevista dall’ordinamento, e soggetti contrari alla stessa che ritengono che essa costituisca una limitazione eccessiva alla libertà della donna e alla sua capacità di autodeterminazione

Il delitto di stalking viene inoltre incluso tra quelli ad arresto obbligatorio.

 

Altra novità importante è quella riguardante l’inserimento del reato di stalking tra quelli per cui è previsto il gratuito patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito.

 

 

Non tutte le situazioni di stalking sono uguali, anzi, i comportamenti che configurano la fattispecie prevista dall’articolo 612bis possono essere vari e il confine tra un semplice corteggiamento e una vera e propria molestia è spesso labile. E’ stato rilevato che circa l’80% dei casi di femminicidio è preceduta da comportamenti che configurano il reato di stalking. E’ dunque necessario che il soggetto che subisce tali minacce non prenda la situazione sottogamba; un invito ripetuto troppe volte,troppe telefonate o appostamenti possono essere dei campanelli d’allarme.

 

 

a cura di: Laura Caradonio

Ginecologi, infermieri, psicologi e assistenti sociali: L’Offerta del Consultorio

 

Cos’è il consultorio ? Il Consultorio familiare è una struttura sanitaria pubblica o privata  che ha la funzione di sostenere le famiglie o il singolo qualora si trovi in alcune particolari situazioni di bisogno.

I consultori non si occupano, come spesso si crede,  di offrire un servizio alla donna solo in caso di interruzione o impedimento della gravidanza. Al loro interno infatti collaborano diverse figure che offrono variegate forme di assistenza.

Innanzitutto ginecologi ostetrici e infermieri, per la prescrizione di contraccettivi orali e l’ applicazione di contraccettivi meccanici, per le procedure  di interruzione volontaria di gravidanza (I.V.G.), per la  prevenzione dei tumori della sfera genitale femminile (visite, pap-test, esame del seno e tecniche dell’autoesame), per il monitoraggio della gravidanza, ecografie, cardiotografie, colposcopi.
Psicologiassistenti sociali per la preparazione alla genitorialità responsabile, per fornire sostegno alla donna o alla coppia in caso di interruzione volontaria di gravidanza, per i problemi della donna o della famiglia, per fornire consulenza psico-sessuale.

Anche i minori possono utilizzare i servizi offerti dal consultorio. In particolare essi possono direttamente rivolgersi a psicologi e assistenti sociali nel caso di maltrattamenti in famiglia, disagio giovanile o più semplicemente per ottenere informazioni circa i metodi di contraccezione e il loro corretto utilizzo.

I servizi offerti dal consultorio non sempre vengono sfruttati come dovrebbero, un po’ per disinformazione, un po’ per il disagio che si prova nel parlare della propria sessualità.

 

E’ necessario diffondere una corretta informazione circa questi servizi, non solo per impedire gravidanze indesiderate o il ricorso a contraccettivi di emergenza, ma ancora di più per impedire  il diffondersi di malattie sessualmente trasmissibili oppure che situazioni di disagio vissute in famiglia o in coppia rimangano senza voce.

 


http://www.comuni-italiani.it/salute/consultori.html
http://www.comuni-italiani.it/015/consultori.html

 

 

a cura di: Laura Caradonio

MILANO, WOMEN’S CIRCLE – Ex-Palazzo del Ghiaccio di Milano

Riadattando il refrain di People Have the Power, indimenticabile canzone di Patti Smith, scritta da Bruce Springsteen, il The Circle di Oxfam, lanciato in Italia da Livia Firth e Antonella Antonelli, ritorna a Milano il 5 Dicembre 2013, a un anno esatto dal primo appuntamento, che aveva visto protagonista la sua fondatrice Annie Lennox. Per dipanare il filo delle sfide vinte e di quelle da lanciare, le oltre 150 donne di The Circle di Oxfam Italia, provenienti dai settori più diversi – cultura, spettacolo, imprenditoria, giornalismo, moda –, hanno organizzato Women’s Circle 2013, evento di raccolta fondi a favore delle donne che in tante parti del mondo vivono ancora escluse dalla vita economica, sociale e politica del proprio paese.

 

Dichiarazione di Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International

“Nel mondo una persona su tre vive in povertà, una realtà inaccettabile che Oxfam vuole cambiare. L’esperienza di The Circle in Italia e altrove nel mondo va esattamente in questa direzione e rappresenta bene il concetto di power of people against poverty. Tutti possono – con gesti piccoli e grandi – dare un contributo per sconfiggere fame e povertà. Lavoriamo in oltre 90 paesi, salviamo vite quando sono travolte da disastri naturali e conflitti, come sta accadendo in questi giorni nelle Filippine. Lavoriamo con le donne, perché sono loro che provvedono alla maggior parte del cibo per le famiglie e l’intera comunità. Insieme a loro, vero motore di cambiamento locale, possiamo costruire il futuro.

 

The Circle è un’iniziativa di Oxfam. Nato a Londra nel 2008 grazie alla volontà di Annie Lennox, e oggi promosso in Italia grazie al supporto di Livia Firth, è costituito da donne di differenti ambiti (cultura, arte, spettacolo, moda, editoria, imprenditoria…) che insieme si confrontano, si scambiano idee, realizzano progetti concreti per sostenere le donne che vivono in povertà nel mondo.
Le donne di The Circle apportano idee, contatti, abilità ed entusiasmo per sostenere Oxfam Italia  nel combattere la povertà e l’ingiustizia, favorendo azioni di raccolta fondi, comunicazione  e sensibilizzazione.

 

Dichiarazione di Maurizia Iachino, presidente di Oxfam Italia

“The Circle è un Movimento di Donne per le Donne, che si propone di aiutare le donne che vivono in condizioni disagiate in ogni parte del mondo, ad uscire dalle condizioni di ingiustizia che ne determinano la povertà. Siamo convinti che riconoscere i diritti delle donne e promuoverne l’accesso a risorse quali la terra, l’istruzione, il credito, rappresenti un passo essenziale per lo sviluppo di ogni paese e comunità, in ogni parte del mondo. In due anni di attività abbiamo allargato il cerchio delle donne che con generosità  ci sostengono in ogni parte d’Italia, hanno dato vita a eventi e iniziative, nei settori dell’arte, della moda, della medicina, dello sport, dello spettacolo. Ringrazio di cuore tutte le donne che con passione hanno messo a servizio di Oxfam tempo, energia e professionalità.”

 

http://www.oxfamitalia.org/the-circle/the-circle

 

 

Attrice, doppiatrice, scrittrice mostra tutta la forza della sua vita.

Tutti conosciamo Anna Marchesini, ha appena compiuto 60 anni, è malata, ha l’artrite reumatoide, e non ha problemi a dirlo. Sembra un attacco molto severo al suo corpo che però  non logora il suo stato vitale anzi lo rafforza e probabilmente lo sublima. Un grande esempio di donna creativa e dinamica, un grande esempio di “Arte Dell’Umanità!”. Anna sempre vince perché è spontanea, pone se stessa di fronte ad una realtà insopportabile e lo fa con una lucidità che a tratti spaventa. Forza alcune corde nella sua confessione (Amo a tal punto la vita, che parlo di morte) e non si può fare altro che stare lì ad osservarla con ammirazione, perché quella testa alta ci inorgoglisce come esseri umani, ci da la possibilità di pensare che siamo capaci, per natura, ad ambire alla sua serenità. Nella trasmissione “Che tempo  che fa” di Fabio Fazio parla di vita, di morte, di verità e talento, di invisibile …

 

Il link

http://www.youtube.com/watch?v=z9uuPtqNtek

p.s. Questa donna ora, nel 2013, scive e pubblica il nuovo libro  “Moscerine” e l’anno prossimo reciterà in vari teatri, portando in scena “Da sola”.

 

 

 

 

 

KENYA: Kaia aveva undici anni quando è stata assalita e violentata mentre andava a scuola. Un’insegnante l’ha portata in ospedale, ma poi ha dovuto addirittura corrompere la polizia anche solo per poter sporgere denuncia.


La reazione di Kaia è stata di un coraggio incredibile. Ha denunciato la polizia per non aver fatto il necessario per proteggerla. E la cosa ancora più incredibile è quello che è accaduto subito dopo.
In Kenya, il paese dove vive Kaia, una donna o una ragazza vengono stuprate ogni 30 minuti. La polizia di norma chiude gli occhi, isolando ulteriormente le giovani sopravvissute e rinforzando l’idea che lo stupro è accettato. Kaia e altri dieci altri giovani sopravvissute hanno deciso di averne abbastanza. Nel giorno del processo, ignorando le minacce ricevuto e i blocchi di sicurezza hanno marciato dalle loro case fino al tribunale, intonando lo slogan “Haki yangu” — che in Kiswahili “Voglio i miei diritti.” Dopodiché il giudice ha emesso la sentenza: le ragazze avevano vinto!

 

Le attiviste e avvocatesse per i diritti umani che hanno lavorato con Kaia sono pronte a portare processi simili contro le forze dell’ordine dentro e fuori dai confini del continente africano, ma hanno bisogno di fondi per farlo, ricordando alla polizia che lo stupro è un crimine, e facendo incredibili passi avanti per mettere fine alla guerra globale contro le donne. Quando la storia di Kaia è iniziata, sembrava destinata a diventare una delle innumerevoli giovanissime vittime di violenza ignorate dalla polizia. Ma l’attivista keniana per i diritti dei bambini Mercy Chidi e l’avvocato per i diritti umani Fiona Sampson hanno unito le forze per sfidare questa ingiustizia nei tribunali. Il piano è stato messo in piedi in Kenya da un gruppo di colleghi di Canada, Kenya, Malawi e Ghana: sembrava davvero ambizioso denunciare la polizia per non essere entrata in azione, ma hanno insistito e assunto molti rischi … e hanno costruito un pezzo della storia dei diritti umani.

 

In quanto cittadini, spesso ci rivolgiamo ai leader politici e altri rappresentanti delle istituzioni affinché facciano sul serio per proteggere i diritti delle donne. È importante continuare a farlo, ma ogni volta che non riusciranno ad ascoltare le loro coscienze, dovremo avere il coraggio di toccare nel profondo i loro interessi portandoli nei tribunali. Questo manderà un messaggio potentissimo: non solo ci sono nuove conseguenze per questi crimini, ma l’epoca in cui la cultura delle nostre società ammetteva si disprezzassero le donne senza ripercussioni sta per finire.

 

Per approfondimenti

https://secure.avaaz.org/it/take_kaias_win_global_loc_nd/?bkHKnbb&v=31459

“Forma di donna” al Pertini, contro la violenza sulle donne

“Come l’operaio si ritrova alienato nel suo stesso prodotto, così, grosso modo, la donna trova la sua alienazione nella commercializzazione del suo corpo”.

Juliet Mitchell


L’esposizione “Forma di donna” vedrà le opere della fotografa Margherita Magni e dall’artista Silvia Torri, in occasione della “Giornata contro la violenza sulle donne”, con il patrocinio del Comune di Cinisello Balsamo.

Le immagini esposte, accompagnate da suggestioni visive e uditive, indagano la forma femminile sia attraverso il punto di vista reificante della società, presentandola scomposta in dettagli, sia come dovrebbe essere: nella sua integrità, nella sua dignità e nella sua forza.
Spesso la violenza non si manifesta solo nelle azioni brutali, ma assume le forme subdole, “a partire dai media”, della manipolazione dell’immagine e nella quotidiana corrosione dell’identità più intima del genere femminile, che distorce perfino la percezione di se stessa. La mostra, che si compone delle fotografie di Margherita Magni e dell’intervento artistico di Silvia Torri, ha l’intento di riscoprire la dignità della donna nella sua forma più libera.

L’installazione si compone di otto scatti in bianco e nero. Un percorso di immagini dove il corpo femminile si presenta dapprima frammentato: sei fotogrammi ritraggono gambe, naso, piedi, mani, occhi. Una donna fatta a pezzi, ma che si ricompone nei due scatti finali dove, l’attrice ritratta Silvia Napoletano, riacquista la sua forma intera.Ai pannelli fotografici si alterneranno le trascrizioni di alcune interviste raccolte tra gli uomini di Cinisello Balsamo. Risposte sincere alla domanda “Che ruolo hanno le donne?”, catturate per le strade della città. Come sottofondo audio all’installazione, inoltre, sarà diffuso il celebre monologo di Franca Rame “Lo Stupro”, scritto dopo la violenza sessuale subita dall’attrice.

«Questa installazione vuole rappresentare la frammentazione dell’immagine della donna come è presentata dalla società e dai media: parti di corpo senza personalità, usate come attrattiva per gli uomini  – spiega la fotografa Margherita Magni –. Le immagini in cui il corpo femminile compare di nuovo intero rappresentano un riscatto da questa violenza, la forza di affermare la propria identità per combattere questa oppressione».

 

Presso la Sala Incontri del Centro culturale Il Pertini, piazza N. Confalonieri 3, Cinisello Balsamo (MI)

da sabato 23 novembre a domenica 1° dicembre 2013:
– da domenica a martedì, 15.30-18.30
– da mercoledì a sabato, 18.30-21.00

http://www.ilpertini.it/

http://cinisello-balsamo.milanotoday.it/mostra-fotografica-forma-di-donna-1-dicembre-2013.html

 

Ana Paula e 29 attivisti di Greenpeace sono rinchiusi in un carcere russo per aver cercato di salvare l’Artico dalle trivellazioni.

 

 

Ana Paula ha 31 anni, è brasiliana e voleva solo manifestare pacificamente contro la decisione della Russia di trivellare nell’Artico. Ora lei e gli altri 29 membri della nave Arctic Sunrise di Greenpeace sono rinchiusi in una prigione russa e potrebbero doverci stare per chissà quanto. Ma possiamo gettare loro un’ancora di salvezza.

Gli attivisti di Greenpeace, alcuni rinchiusi in celle di isolamento, rischiano quindici anni di carcere con l’accusa assurda di pirateria. Il loro crimine? Aver appeso uno striscione su una piattaforma petrolifera russa per manifestare contro le trivellazioni in profondità in uno dei posti più belli e al tempo stesso fragili del pianeta. Molti governi occidentali hanno già protestato per questa situazione, ma ora Ana Paula e Greenpeace stanno chiedendo aiuto direttamente alla comunità di Avaaz per rendere davvero globale la protesta.

Assieme possiamo rivolgerci ad alcuni dei più importanti partner commerciali e politici della Russia, come Brasile, India, Sud Africa e Unione Europea, per chiedere la liberazione dei 30 dell’Artico. L’obiettivo è il milione di firme per Ana Paula e i suoi compagni. attraverso Avaaz.

Raggiunto quel traguardo, Avaaz proietterà i loro volti in luoghi simbolici, per mantenere la vicenda sotto i riflettori dei media:

 

 

http://www.avaaz.org/it/free_the_arctic_30_loc/?bkHKnbb&v=30394

 

 

La sorella di Ana Paula la descrive così: “Sotto molti punti di vista, mia sorella è una normale ragazza brasiliana: estroversa, amichevole, piena di vita. Ma è anche straordinaria nella sua semplicità, fin da piccola capace di appassionarsi per la natura e la sua difesa, anche a rischio della sua stessa incolumità.”

Ora Ana Paula e gli altri membri dell’equipaggio potrebbero perdere 15 anni delle loro vite solo per aver tentato di appendere un manifesto sull’impianto Gazprom, il primo della storia nell’Artico. E’ sicuramente una reazione spropositata contro chi si batte per difendere l’ambiente di tutti: fermare le trivellazioni artiche significa proteggere la più grande area naturale della Terra, dove eventuali perdite di petrolio sarebbero quasi impossibili da arginare.

Gli avvocati di Greenpeace hanno fatto notare che i 30 sono stati arrestati in acque internazionali, e che quindi sarebbe stata la Russia a violare il diritto internazionale del mare. Ma essere dalla parte della ragione potrebbe non bastare per ottenere la loro scarcerazione, il loro destino potrebbe già essere segnato, a meno che la comunità internazionale non faccia capire alla Russia di non essere disposta a passare sopra a questo scandalo.

La voce di Avaaz è particolarmente forte in molti di questi Paesi dove è presente in grandi numeri (5 milioni di membri solo in Brasile!). Se ci impegniamo tutti quanti raggiungendo il milione di firme, gli avaaziani di Brasile, Sud Africa, India e dell’Unione Europea possono far salire la pressione internazionale. Firma subito e aiutaci a raggiungere questo traguardo per contribuire a salvare i 30 dell’Artico:

 

 

http://www.avaaz.org/it/free_the_arctic_30_loc/?bkHKnbb&v=30394

 

 

Queste 30 persone hanno avuto il coraggio di sfidare le multinazionali del petrolio in uno degli ultimi posti incontaminati del pianeta. E per questo li vogliono zittire e intimidire. L nostra comunità si è sempre impegnata in difesa degli attivisti di tutto il mondo: ora è il momento di salvare i 30 dell’Artico.

Con speranza e determinazione,

Jamie, Alex, Emma, Lisa, Ricken, Marie, Julien, Diego e tutto il team di Avaaz

 

 

MAGGIORI INFORMAZIONI

Russia, aperta inchiesta per pirateria contro militanti di Greenpeace (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/esteri/13_settembre_24/greenpeace-nave-attivisti-perseguiti-stranieri_7a77d302-24f7-11e3-bae9-00d7f9d1dc68.shtml

Russia: appello 11 Nobel Pace a Putin, libera i 30 di Greenpeace (Agi)
http://www.agi.it/estero/notizie/201310171337-est-rt10120-russia_appello_11_nobel_pace_a_putin_libera_i_30_di_greenpeace

Russia, carcere per attivisti di Greenpeace. Due mesi anche per il militante italiano (La Repubblica)
http://www.repubblica.it/ambiente/2013/09/26/news/russia_prima_condanna_per_greenpeace_oggi_la_decisione_sui_30_attivisti_arrestati-67313446/

Greenpeace ai russi: liberate i nostri, la Arctic sunrise era in acque internazionali (Euronews)
http://it.euronews.com/2013/09/20/greenpeace-ai-russi-liberate-i-nostri-la-arctic-sunrise-era-in-acque-/

Blitz di Greenpeace alla Barcolana, “Gazprom distrugge l’artico” (Rainews24)
http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=182550

 

 

// GRAZIE A TUTTI  // DSF //

 

L’orrore in Paradiso

E’ quasi impossibile da credere, ma una quindicenne vittima di stupro è stata condannata a ricevere 100 frustate in pubblico! Dobbiamo mettere fine a questa follia colpendo il governo delle Maldive nel suo punto debole: l’industria del turismo.

 

Il patrigno della ragazza è accusato di averla stuprata per anni, uccidendo anche il figlio che aveva dato alla luce. Ora il tribunale dice che dovrà essere frustata per “sesso fuori dal matrimonio” con un altro uomo, di cui non si è saputo neppure il nome! Waheed, il presidente delle Maldive, sta già cominciando ad accusare la pressione globale; ora possiamo spingerlo a graziare la ragazza e a cambiare la legge, per impedire che altre vittime vadano incontro allo stesso crudele destino. È questo l’unico modo modo in cui possiamo mettere fine a questa guerra alle donne: facendoci sentire ogni volta che accadono fatti del genere.

 

Il turismo rappresenta i maggiori introiti per i benestanti delle Maldive, inclusi molti ministri del governo. Facciamo crescere una petizione da un milione di firme rivolta al presidente Waheed questa stessa settimana e creando una seria minaccia alla reputazione delle isole con pubblicità shock su riviste di viaggio e online, finché non agirà per salvare la ragazza e abolirà questa legge vergognosa. Firma e inoltra quest’email ora, per raggiungere un milione di firme:

http://www.avaaz.org/it/maldives_global/?btpTDab&v=23532

 

Le Maldive sono un paradiso per i turisti ma non è sempre così per le donne che ci vivono. Ci sono paesi con una interpretazione anche più rigida della legge islamica della sharia ma nelle Maldive donne e bambine vengono abitualmente punite con frustate se ritenute colpevoli di sesso extraconiugale. I rapporti sessuali prima del matrimonio sono illegali, ma nonostante coinvolgano sempre un uomo e una donna, il 90% delle persone punite sono donne! E mentre è sconvolgente che una donna su tre, tra i 15 e i 49 anni, abbia subito violenza fisica o sessuale negli ultimi tre anni non è stato condannato alcuno stupratore.

 

Vincere questa battaglia può aiutare donne in tutto il mondo: proprio ora infatti il governo delle Maldive si è candidato per un incarico di primo piano sui diritti umani all’ONU, con un programma di tutela dei diritti delle donne! Il presidente Waheed ha chiesto al procuratore generale di fare ricorso sulla sentenza della quindicenne. Ma non è abbastanza. Gli estremisti all’interno del paese lo possono forzare ad accantonare ulteriori riforme se l’attenzione internazionale calerà. Diciamo alle Maldive che perderanno la loro reputazione di romantica attrazione turistica se non agiranno subito per difendere i diritti umani e quelli delle donne.

 

Se saremo in molti a far sentire la nostra voce, potremo spingere il presidente Waheed e i membri del parlamento a contrastare gli estremisti. Il presidente sta già spingendo affinché sia presa un’iniziativa su questa tragica e vergognosa faccenda: approfittiamo di questo momento per prevenire altre terribili ingiustizie contro donne e bambine. Firmate la petizione e fate girare quest’email quanto più possibile:

http://www.avaaz.org/it/maldives_global/?btpTDab&v=23532

Quando alcuni casi estremi accendono le coscienza pubblica globale è fondamentale farci sentire, che siano gli USA, l’India o le Maldive. I membri di Avaaz hanno combattuto molte battaglie contro questa guerra globale alle donne. Abbiamo aiutato a proteggere una giovane donna che ha coraggiosamente denunciato il suo stupro in Afghanistan; abbiamo lottato al fianco delle donne in Honduras contro una legge che le avrebbe condannate al carcere se avessero assunto la pillola del giorno dopo. Questo è il momento di stare al fianco delle donne delle Maldive.

 

Con speranza e determinazione,

Jeremy, Mary, Alex, Nick, Ricken, Laura, Michelle e tutto il team di Avaaz

 

ULTERIORI INFORMAZIONI

Sentenza choc alle Maldive condannata a 100 frustate 15enne (ANSA)
http://wwww.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/02/28/Sentenza-choc-nelle-Maldive-15-enne-condannata-100-frustrate_8325740.html

Stuprata per anni dal patrigno, 15enne condannata a 100 frustate (Il Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/esteri/13_febbraio_28/maldive-15enne-frustata_964c6eae-81d1-11e2-aa9e-df4f9e5f1fe2.shtml

Maldive: minorenne stuprata dal padrino rischia le frustate (Amnesty International Italia)
http://www.amnesty.it/news/maldive-minorenne-stuprata-dal-padrino-rischia-frustate

Maldive: stuprata dal patrigno e condannata a cento frustate (Il Giornale)
http://www.ilgiornale.it/news/esteri/maldive-stuprata-patrigno-e-condannata-cento-frustate-891116.html

 

 

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