la resistenza della vita sulla morte
Del dar vita materno sul dar morte dei regimi
“Dio non può essere ovunque è per questo che ha creato le madri,” affermava lo scrittore Leopold Kombert, sottolineando la sacralità e l’eternità dall’amore materno, che come quello divino è l’amore incondizionato per la vita stessa.
Quest’amore nel generare altra vita, nel difenderla e proteggerla con sacrificio ed altruismo è l’idea universale ed istintiva della maternità, è il vincolo più sublime che possa esistere; è vita anche oltre la morte.
È nel nome di questo smisurato amore materno che sono nate le Madri di Plaza de Mayo. Donne, ma soprattutto madri che hanno sfidato e lottato in Argentina contro la Dittatura militare di Jorge Rafael Videla.
Negli anni tra il 1976 ed il 1983 l’Argentina attraversò il periodo più buio della sua storia contemporanea, privata in ogni suo diritto, sgretolata nella sua dignità, logorato da una repressione spietata che generò la scomparsa di 30.000 persone tra uomini e donne: i Desaparecidos. Si trattava per lo più di ragazzi, tra i 20 ed i 30 anni, desiderosi di respirare aria di democrazia, pericolosi, di conseguenza, per il consolidamento del potere totalitario di Videla.
Nei primi mesi, dopo il golpe del 24 marzo 1976, la Dittatura costruì una trincea fatta di silenzio e segretezza. Vi era la consapevolezza di non dover commettere gli stessi errori del Dittatore Pinochet che, in Cile, aveva gestito la protesta dei dissidenti con pubbliche esecuzioni nello Stadio della città, attirando così lo sguardo di tutto del mondo e l’interesse degli Organismi per la difesa dei diritti umani.
L’immagine che Videla voleva trasmettere, invece, doveva essere un’immagine di apparente normalità, giustificando la presa del potere agli occhi del mondo, con l’impronta anticomunista adottata dal Regime, mentre, all’interno del paese, il rafforzamento dell’autorità doveva essere raggiunto con una “Riorganizzazione Nazionale”, eliminando ogni forma di opposizione, con meccanismi che non prevedevano in nessun caso arresti di massa, fucilazioni o esecuzioni pubbliche; la popolazione non doveva avere il minimo sentore di ciò che accadeva alle persone arrestate.
Inizialmente la repressione fu orientata verso i sindacalisti e gli attivisti politici di sinistra, ma col tempo, i pretesti per effettuare gli arresti divennero sempre più futili. Era sufficiente anche solo partecipare ad una manifestazione studentesca, o avere il proprio nome nell’agenda di un possibile sovversivo. In questo modo tantissime persone che mai avevano agito concretamente contro il sistema subirono violenze di ogni tipo.
(continua…)
… siamo tutti parte lesa, Palermo, Italia !!!
- PALERMO - Nella zona di Palermo in cui vivo io (Via Lincoln), la prostituzione la vedo sotto il balcone di casa mia. Le prostitute esercitano alla luce del fanale che illumina il mio bel nobile portone, ed io…mi vergogno di me stessa per stare lì a guardare dall’alto dei miei sogni…
Nella città la prostituzione non solo è sempre diffusa ed alla luce del giorno, ma è articolata in una rete capillare che non tralascia il centro città e si distribuisce uniformemente “dando lavoro” a bambine, ragazze, figlie, madri, nonne di nazionalità diversa, dall’africana all’ungherese, alla russa, all’italiana. Naturalmente la loro collocazione presso le varie zone della città è funzionale ad una spartizione meticolosa ed economicamente valutata da parte dei “capi zona” affiliati alla criminalità mafiosa ” della città.
Quando si incontrano queste realtà è facile additarle come un problema da risolvere. Ma che la soluzione la si guardi trincerandosi dietro le comuni soluzioni degli slogan a “tolleranza zero” per chi si prosituisce o inasprimenti di pena per chi alimenta la prostituzione usufruendo di questo “servizio”… ( ed anche quelli per me si prostituiscono…), in entrambi i casi è sempre difficile pensare che dietro questa facciata ognuno ha una storia.
E quella di queste persone è sempre una storia difficile da raccontare, nonostante si sente dire da alcuni moralisti che “vengono tutte da lontano ed alla fine guadagnano un sacco di soldi più facilmente così che andando a lavare scale”.
E’ difficle pensare che:
Per ogni donna uccisa, struprata, sfruttata, offesa, siamo tutti parte lesa!!!
Un articolo delle Inchieste di “Repubblica” apre una finestra, o meglio uno spiraglio su di una realtà che veramente non conosciamo se non per “sentito dire”, nonostante….ce la ritroviamosotto il portone di casa.
E’ solo una storia, ma è anche un mondo fatto di violenze, violazioni, dolore e soprattutto silenzio.
“La storia di Nike, bruciata a vent’anni per essersi ribellata al clan dei nigeriani”
Una catena di sfruttamento segreta e feroce, fondata sui riti voodoo, che pretende un riscatto tra i sessanta e i centomila euro per smettere il mestiere.
E’ l’organizzazione che Nike Favour Adekunle, innamorata e decisa a sposarsi, ha provato invano a sfidare nella Palermo del 2011.
Debiti da estinguere, riti voodoo e vessazioni. C’è tutto questo dietro la prostituzione delle nigeriane, che a Palermo regge la metà del giro, almeno quello visibile, quello che si consuma in strada. Un esercito di 500 ragazze appena maggiorenni. Spesso anche al di sotto dei diciotto anni. Arrivano tutte dalla stessa città, Benin City, che negli ultimi anni è diventata una sorta di capitale del sesso da esportazione della Nigeria del sud. Volti anonimi relegati in poche righe di cronaca solo quando accade il peggio. Come nel caso di Nike Favour Adekunle, ritrovata carbonizzata a vent’anni nelle campagne di Misilmeri il 21 dicembre del 2011.
costretta dal padre a sposare un connazionale
Picchiata e segregata in casa
- Milano - Arrestati due pakistani
Ha dovuto accettare le nozze combinate con un pakistano impostole dal padre. E, dopo il matrimonio, è stata ripetutamente picchiata ancora dal padre perché lo sposo si era lamentato di dover costringere la giovane ad avere rapporti sessuali con lui controvoglia. Oltre alla violenza, il padre l’aveva chiusa in casa togliendole il cellulare. Adesso il marito e il papà della giovane, di origini pakistane, sono stati arrestati con l’accusa di violenza.
La ragazza, che oggi ha 23 anni, vive in un paese dell’hinterland milanese da 12 anni e il marito lo aveva visto soltanto in fotografia prima del giorno della cerimonia di matrimonio. In carcere sono finiti il marito 25enne e il padre 50enne. Il provvedimento è stato disposto dal gip Chiara Valori su richiesta del pm Gianluca Prisco.
Gli investigatori hanno raccontato che la ragazza è stata salvata dalla situazione in cui si trovava grazie all’intervento di un coetaneo italiano di cui lei si era innamorata: l’amico non riusciva più a rintracciarla e per questo passava spesso sotto la sua casa. Così, il 31 ottobre dell’anno scorso aveva trovato un bigliettino con una richiesta d’aiuto, lanciatogli dalla ragazza, che veniva tenuta segregata in casa.
A quel punto il giovane ha aiutato l’amica a scappare e l’ha accompagnata in Questura a Milano, per presentare la denuncia. La ragazza è stata portata in una struttura protetta, gli inquirenti hanno ricostruito la triste storia sentendo amici e conoscenti che avevano raccolto le confidenze della ragazza e visto i segni delle violenze sul suo corpo.
Questa la ricostruzione degli investigatori della brutta storia. La giovane raggiunge il padre in Italia a 7 anni. All’età di 19 anni, il padre le mostra le foto del figlio di un amico presentandoglielo come suo futuro marito. Una imposizione a cui lei si oppone. Ma, durante un viaggio in Pakistan, dove il fidanzato viveva, la donna viene costretta a fare la promessa di matrimonio. La famiglia della ragazzia rientra poi in Italia e, nell’agosto 2011, torna in Pakistan per il matrimonio, celebrato il 4 settembre. A questo punto cominciano le violenze, dovute all’opposizione della ragazza ad avere con il marito rapporti sessuali. Tutta la famiglia di lei, compresa la madre, conosceva e tollerava le violenze dei due uomini. Fino al momento dell’arresto.
GRECIA E’ CRISI NERA
IL TERZO MONDO E’ SEMPRE PIU’ VICINO
NEONATI DENUTRITI PERCHE’ I GENITORI NON SONO PIU’ IN GRADO DI ALIMENTARLI A SUFFICIENZA
BAMBINI CHE IN CLASSE ARRIVANO SENZA IL PRANZO E DICONO DI ESSERSELO DIMENTICATO E INSEGNANTI CHE CERCANO DI RIMEDIARE DISPERATAMENTE DI RIMEDIARE CIBO PER I LORO ALUNNI CHE FANNO LA FAME
INTANTO NEGLI OSPEDALI I PAZIENTI CHE PAGANO LE BUSTARELLE AI MEDICI PUR DI ESSERE CURATI, E LE GRANDI CASE FARMACEUTICHE INIZIANO A SOSPENDERE LA RIFORNITURA DI FARMACI
L’INCHIESTA DI SERVIZIO PUBBLICO E IL RACCONTO DELLA CRISI NERA GRECA VICINA AL FALLIMENTO.
http://www.free-italy.info/2012/02/grecia-e-crisi-nerabambini-e-suicidi.html
Cairo, 20 febbraio 2012
Corteo di “maschi” contro le nuove leggi a favore delle donne
Kabul Afghanistan, 16 febbraio 2012
Velo obbligatorio e meno trucco. Stretta in stile talebano per le donne sulle tv afghane.
“Le anchorwomen – ha spiegato il ministero dell’Informazione e della Cultura – sono tenute al rispetto dei valori islamici”
Iran, 15 febbraio 2012
Abolita di fatto in Iran la pena prevista per le donne adultere. A renderlo noto è il sito Khabaronline.
La lapidazione – si spiega- è scomparsa dal codice penale appena passato al vaglio del Consiglio dei Guardiani
Siria, 8 febbraio 2012
Contrabbandare la speranza in Siria
https://secure.avaaz.org/it/smuggle_hope_into_syria_it/?cl=1575007279&v=12513
MGF – Campagna Italiana : “ Decidi tu che segno lasciare ”
contro le mutilazioni genitali femminili
Almeno centocinquanta milioni di donne nel mondo sono state private del piacere e della dignità. Almeno trentacinquemila in Italia. Si tratta delle donne che hanno subito la pratica dell’infibulazione.
Tradizione patriarcale che, nonostante la disinformazione piuttosto diffusa, nulla a che vedere con l’Islam e si estende a paesi non africani come Bolivia, Indonesia e Kurdistan.
E il dramma purtroppo è stato esportato anche in Italia, dove fino a tremila bambine ogni anno, figlie di immigrate, rischiano di essere sottoposte a questo intervento, a volte tramite brevi viaggi di ritorno in patria.
http://www.youtube.com/watch?v=D55NY9FimVI
http://www.yallaitalia.it/2012/01/il-piacere-negato-alle-donne/
Emirati Arabi Uniti, Mariam Al Safar
Cambia la visione e il ruolo della donna araba
- Dubai possiede la rete di metropolitane piu’ avanzata del mondo, con un sistema di guida automatico. Tuttavia i treni hanno bisogno di importanti operazioni manuali e di controllo. Mariam Al Safar e’ l’unica autista donna nel suo Paese, ma anche uno dei rari cittadini degli Emirati ad avere qualifiche per guidare le metro, vista anche l’alta percentuale di stranieri e di espatriati nel Paese e, di conseguenza, in ogni settore della vita lavorativa.
La 28enne è l’unica autista della capitale, che ha la metro più avanzata del mondo. Un progresso per il ruolo della donna negli Emirati Arabi.
”Il governo sta anche cercando di spingere la donna a gestire la propria vita e il proprio futuro, incoraggiandola ad entrare in differenti settori”, racconta con soddisfazione la stessa Mariam Al Safar. ”Mariam e’ una gran lavoratrice, e’ disposta a fare anche turni di notte”, racconta Faith Mutune, una collega della giovane autista.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/protagonisti/2012/01/30/visualizza_new.html_71844636.html
Unmarried women not eligible for legal protection
Categoria:
cultura, Donne, Estero, Istanbul, ViolenzaIstanbul
Women subject to violence from partners to whom they have not been engaged or married will not be eligible for legal protection against domestic violence, following the removal of the clause “those living together in close relations” from a statute currently being drafted by the Family and Social Policy Ministry.
The provisions of the proposed bill, “The Protection of Women and Family Members from Violence,” which is to be presented in the near future for consideration in Parliament by Family and Social Policy Minister Fatma Şahin, will only pertain to couples who are married, engaged or divorced. A woman who has been exposed to or threatened with violence by a man she was formerly engaged to will, however, fall within the ambit of the statute.
http://english.alarabiya.net/articles/2011/12/29/185155.html
http://www.todayszaman.com/news-266992-unmarried-women-not-eligible-for-legal-protection.html
two types of violence
Physical and psychological
Iraqi women are also affected by a lack of social services, and some must head their households alone because of the death of a husband or son. (Reuters)
One in five Iraqi women is subjected to either physical or psychological abuse, often inflicted by family members, Minister of State for Women’s Rights Ibtihal al-Zaidi said on Saturday.
“One-fifth of Iraqi women are subjected to two types of violence, physical and psychological, constituting a very serious danger to the family and society,” Zaidi said at a conference dedicated to fighting violence against women.
“The most dangerous violence against woman is family violence, from the father, the brother, the husband or even the son,” she said.
“Fighting violence against women is a cultural issue, it is the responsibility of the media, politicians and the religious men,” said Prime Minister Nouri al-Maliki, who also attended the conference.
The overall level of violence in Iraq has declined since its peak in 2006-2007, but women still remain victims of violence, trafficking, forced marriage at a young age, and kidnapping for confessional or criminal reasons, according to non-governmental organizations.
Iraqi women are also affected by a lack of social services, and some must head their households alone because of the death of a husband or son.
http://english.alarabiya.net/articles/2011/11/26/179326.html
una delle donne più emancipate
del mondo arabo-musulmano





















