Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

"La Giustizia è come il sole. Una società che ne è priva vive nell'ombra. Facciamo entrare il sole della Giustizia nel cuore degli uomini" (D.Ikeda)
Lug
15

Giustizia per Chico Forti

Categoria:

Tutto |

 chico_forti-770x525

 

 

 

Aiutatemi!Sono innocente!

 

E’ questo il grido che proviene dal carcere di Miami, dove è prigioniero da quattordici anni Enrico Forti, con l’accusa di omicidio e  la condanna all’ergastolo per l’omicidio di Dale Pike, figlio dell’amico e socio d’affari Anthony Pike.

Enrico Forti detto “Chico” è di origini trentine, negli anni novanta si trasferisce a Miami dove lavora come presentatore televisivo e film maker, si occupa anche di intermediazioni immobiliari ed è in quest’ambito che fa la conoscenza di Anthony Pike. L’incontro tra i due avviene nel novembre del 1997 per l’acquisto del Pike’s hotel a Ibiza, hotel che però non era di proprietà di Pike già da diversi anni. La data dell’incontro con Pike segnerà l’inizio dell’inferno di Chico.

 

Ai danni di Forti si stava compiendo una vera e propria truffa, organizzata da Pike e dal tedesco Thomas Knott.  Knott, amico storico di Pike, era un esperto truffatore già condannato in Germania a sei anni di reclusione per truffe milionarie, era sparito mentre scontava la sua condanna agli arresti domiciliari e ricomparso misteriosamente a Miami sotto falsa identità dove svolgeva, come copertura, l’attività di maestro di tennis.

Nel corso della trattativa tra Forti, Pike e Knott compare sulla scena Dale Pike, figlio di Anthony.

Tra padre e figlio non correva buon sangue, già da molti anni c’erano dei dissapori che forse sono stati inaspriti proprio dall’affare relativo alla vendita dell’hotel. Dale Pike, che all’epoca dei fatti aveva 42 anni, viveva in Malesia, ma si era visto costretto ad abbandonarla per motivi che non sono stati ancora accertati. Di sicuro, la famiglia Pike in quegli anni non viveva una situazione facile:  il padre Anthony era malato di AIDS e gli affari erano in declino, più di una volta si erano rivolti a Chico per chiedere del denaro per l’acquisto di biglietti aerei. Sono stati pagati da Enrico anche i biglietti per padre e figlio per la tratta Spagna-Miami, era stato pianificato un incontro tra le parti, che doveva avvenire il 15 febbraio del 1998. Due giorni prima della partenza però, Anthony telefona a Chico dicendogli che per problemi personali posticiperà la sua partenza, Dale invece si reca a Miami il 15 febbraio. Chico va a prendere Dale all’aeroporto alle 19 e lo lascia circa mezz’ora dopo in un parcheggio di un ristorante a Key Biscayne dove avrebbe incontrato alcuni suoi amici che lo avrebbero ospitato fino all’arrivo del padre.

 

Il corpo di Dale Pike  viene ritrovato sulla spiaggia di Sewer Beach il 16 febbraio. Era stato giustiziato con due colpi di pistola alla nuca. L’ora dell’omicidio è stimata intorno alle 20-22 del giorno precedente. A quell’ora Chico si trovava all’aeroporto di Fort Lauderdale, viene infatti accusato di essere il mandante dell’omicidio.

 

Subito dopo l’omicidio, Forti viene individuato come il colpevole, le accuse mosse nei suoi confronti sono quelle di: frode, circonvenzione d’incapace e omicidio.

 

Nessuna delle accuse può dirsi fondata. Egli infatti verrà scagionato, per assenza di prove, dall’accusa di frode e circonvenzione di incapace. Si potrebbe dunque, logicamente presumere che, venuto meno il movente, l’imputato venga assolto anche dall’altra accusa, quella di omicidio. Il processo invece va in un’altra direzione e il il 15 giugno del 2000, dopo un processo durato solo ventiquattro giorni, Enrico Forti viene condannato all’ergastolo.

Dalle parole della Corte si può ben intuire l’assurdità dello svolgersi e dell’esito di questo processo: “La Corte, Sig. Forti non ha la certezza materiale che sia stato lei a premere il grilletto, ma ha la sensazione oltre ogni dubbio, che sia stato lei l’istigatore del delitto.”

 

Non ci sono dunque prove alla base della condanna di Chico, ma una sensazione che si basa sul fatto  che in un primo momento egli avesse taciuto sull’incontro avvenuto il giorno precedente con Dale Pike e dal fatto che l’arma del delitto, una calibro 22 mai ritrovata, fosse stata acquistata da Forti nei giorni precedenti all’omicidio, ma anche questo è stato smentito, il reale proprietario della pistola era infatti Thomas Knott, egli si era fatto prestare il denaro da Forti, ma il commesso del negozio poi dichiarerà che in realtà sia stato  Knott ad aver scelto l’arma e a portarla via.

 

Sono stati proposti cinque appelli per la revisione del processo, tutti sistematicamente rifiutati, senza motivazione, in modo tale da non poter chiedere nessun appello.

Ciò che chiede Enrico Forti non è che gli venga concessa la grazia, si è sempre dichiarato innocente. Chico sta lottando per la sua dignità, chiedendo che il processo venga riaperto in modo tale da poter dimostrare la sua innocenza e affermare la verità.

 

 

 

Cosa c’è dietro La condanna di Chico Forti?

 

 

La domanda che sorge spontanea è: perché questo accanimento nei confronti di Enrico Forti? Per poter dare una risposta bisogna andare un pochino indietro nella storia. Tempo prima dell’omicidio Forti, che svolgeva l’attività di film maker, stava girando un video documentario dal titolo “Il sorriso della medusa” sulla vicenda dell’omicidio di Gianni Versace avvenuto per mano Andrew Cunanan, poi sucididatosi. Tramite Knott, Forti riesce ad acquisire i diritti della house boat, dove era stato ritrovato il corpo di Cunanan, e inizia a girare il suo documentario-inchiesta, ben presto però si rende conto che qualcosa non torna della faccenda del suicidio di Conanan: forse non si è suicidato, ma è stato ucciso altrove e poi il cadavere trasportato nella casa galleggiante. Dai documenti forniti dietro pagamento a Forti da Gary Schiaffo, capo della squadra investigativa di Miami, risulta che l’ora del decesso risale a circa 48 ore prima del paventato suicidio, inoltre Schiaffo avrebbe dovuto fornire a Forti anche delle fotografie del volto di Cunanan con le quali si proverebbe che la morte del presunto assassino di Gianni Versace non sarebbe avvenuta con la pistola che è stata ritrovata insieme al cadavere. Ma come è collegata questa vicenda con il processo per l’omicidio di Dale Pike? Innanzi tutto bisogna dire che i rapporti tra Forti e Gary Schiaffo degenerano, l’accordo tra i due salta e si lasciano in malo modo. Forse proprio a causa di questi dissapori Schiaffo diventerà il principale testimone dell’accusa, egli inoltre parteciperà alle indagini come consulente e alle dipendenze di Reid Rubin, prosecutor nel processo a Chico. Coincidenza, vuole che Victoria Platzer, giudice del processo che vede imputato Forti, avesse fatto parte della squadra d’indagine sul delitto Versace diretta da Gary Schiaffo. Della stessa squadra avevano fatto parte anche Catherine Carter e Confessor Gonzales, i detective che poco tempo dopo indagheranno su Chico.

Dalla storia si deduce dunque che: c’è qualche ombra sul caso Cunanan, Forti sta di fatto compiendo delle indagini sull’operato della polizia di Miami, i soggetti che stanno seguendo il processo di Forti sono gli stessi che hanno indagato sul caso Cunanan. Può la polizia di Miami aver visto in Chico Forti un personaggio scomodo? Di sicuro egli sta avanzando delle accuse pesantissime nei confronti della polizia di Miami, accuse che rischiano di metterla in cattiva luce, sta infatti insinuando che possa essere corrotta e che le indagini siano state manomesse per nascondere la verità.  Può questo aver determinato la condanna di Chico? I dubbi su questa condanna sono molti e ancora oggi, dopo quattrodici anni non si riesce a vedere chiaro.

 

Quanto ancora  bisognerà aspettare prima che la verità venga a galla?

 

 

A cura di: Laura Caradonio

Copyright © 2018 Donne senza frontiere | Movimento per la giustizia - Tutti i diritti riservati | Designed by graphics01.com
Powered by Wordpress