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"La Giustizia è come il sole. Una società che ne è priva vive nell'ombra. Facciamo entrare il sole della Giustizia nel cuore degli uomini" (D.Ikeda)
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Benvenuti

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Donne |

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PER TUTTE LE DONNE D’ITALIA E DEL MONDO …

 

  • che hanno il coraggio di lottare per il bene e denunciare il male;
  • Per le donne di ogni Paese, razza, colore, opinione politica, religione, discriminate per la loro condizione, esiliate o uccise per le loro idee che si battono per il rispetto della dignità umana e l’affermazione della legalità contro ogni forma di prevaricazione;
  • Per tutte le madri coraggio lasciate sole dalle Istituzioni e dallo Stato;
  • Per tutte le donne che credono nella vera Giustizia e nella Libertà.

 

Per dare voce al silenzio, se anche tu ti senti una “Donna senza Frontiere”

 

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Erika l’eroina peruviana che ha salvato decine di persone

 

 

Erika Fani Soria Molina 25 anni, laureata in Turismo all’Università Andina di Cusco, al suo terzo viaggio come cameriera dal 2009, questa volta nel Costa Concordia. Mentre il Capitano abbandonava la nave, Erika, l’unica peruviana ancora non ritrovata pur essendo in grado di salire subito su una scialuppa aiutava decine di persone che gridavano aiuto a farlo.

http://www.positanonews.it/articoli/71209/costa_concordia_identificata_altra_vittima_e_una_donna_tedesca.html
http://it.paperblog.com/costa-concordia-ritrovato-il-corpo-di-erika-fani-soria-molina-identificata-un-altra-vittima-e-inge-schall-846608/
http://angelodaddesio.nova100.ilsole24ore.com/2012/01/erika-leroina-peruviana-ancora-dispersa-che-ha-salvato-decine-di-persone.html

Cairo, 20 febbraio 2012

Corteo di “maschi” contro le nuove leggi a favore delle donne

 

Kabul 
Afghanistan, 
16 febbraio 2012

Velo obbligatorio e meno trucco. Stretta in stile talebano per le donne sulle tv afghane.
“Le anchorwomen – ha spiegato il ministero dell’Informazione e della Cultura – sono tenute al rispetto dei valori islamici”

 

Iran, 15 febbraio 2012

Abolita di fatto in Iran la pena prevista per le donne adultere. A renderlo noto è il sito Khabaronline.
La lapidazione – si spiega- è scomparsa dal codice penale appena passato al vaglio del Consiglio dei Guardiani

 

Siria, 8 febbraio 2012

Contrabbandare la speranza in Siria

https://secure.avaaz.org/it/smuggle_hope_into_syria_it/?cl=1575007279&v=12513

MGF – Campagna Italiana : “ Decidi tu che segno lasciare ”
contro le mutilazioni genitali femminili


 

Almeno centocinquanta milioni di donne nel mondo sono state private del piacere e della dignità. Almeno trentacinquemila in Italia. Si tratta delle donne che hanno subito la pratica dell’infibulazione.
Tradizione patriarcale che, nonostante la disinformazione piuttosto diffusa, nulla a che vedere con l’Islam e si estende a paesi non africani come Bolivia, Indonesia e Kurdistan.
E il dramma purtroppo è stato esportato anche in Italia, dove fino a tremila bambine ogni anno, figlie di immigrate, rischiano di essere sottoposte a questo intervento, a volte tramite brevi viaggi di ritorno in patria.


http://www.youtube.com/watch?v=D55NY9FimVI

http://www.yallaitalia.it/2012/01/il-piacere-negato-alle-donne/

http://unionedonne.altervista.org/index.php/comunicati/2011/377-mutilazioni-genitali-femminili-qdecidi-tu-che-segno-lasciareq.html

Emirati Arabi Uniti, Mariam Al Safar

Cambia la visione e il ruolo della donna araba

 

 

- Dubai possiede la rete di metropolitane piu’ avanzata del mondo, con un sistema di guida automatico. Tuttavia i treni hanno bisogno di importanti operazioni manuali e di controllo. Mariam Al Safar e’ l’unica autista donna nel suo Paese, ma anche uno dei rari cittadini degli Emirati ad avere qualifiche per guidare le metro, vista anche l’alta percentuale di stranieri e di espatriati nel Paese e, di conseguenza, in ogni settore della vita lavorativa.

La 28enne è l’unica autista della capitale, che ha la metro più avanzata del mondo. Un progresso per il ruolo della donna negli Emirati Arabi.

”Il governo sta anche cercando di spingere la donna a gestire la propria vita e il proprio futuro, incoraggiandola ad entrare in differenti settori”, racconta con soddisfazione la stessa Mariam Al Safar. ”Mariam e’ una gran lavoratrice, e’ disposta a fare anche turni di notte”, racconta Faith Mutune, una collega della giovane autista.

 

http://city.corriere.it/2012/01/31/milano/protagonisti/la-prima-donna-guidarela-metropolitana-dubai-40226529967.shtml

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/protagonisti/2012/01/30/visualizza_new.html_71844636.html

Istanbul


Women subject to violence from partners to whom they have not been engaged or married will not be eligible for legal protection against domestic violence, following the removal of the clause “those living together in close relations” from a statute currently being drafted by the Family and Social Policy Ministry.

The provisions of the proposed bill, “The Protection of Women and Family Members from Violence,” which is to be presented in the near future for consideration in Parliament by Family and Social Policy Minister Fatma Şahin, will only pertain to couples who are married, engaged or divorced. A woman who has been exposed to or threatened with violence by a man she was formerly engaged to will, however, fall within the ambit of the statute.

 

http://english.alarabiya.net/articles/2011/12/29/185155.html

http://www.todayszaman.com/news-266992-unmarried-women-not-eligible-for-legal-protection.html

two types of violence
Physical and psychological


Iraqi women are also affected by a lack of social services, and some must head their households alone because of the death of a husband or son. (Reuters)

One in five Iraqi women is subjected to either physical or psychological abuse, often inflicted by family members, Minister of State for Women’s Rights Ibtihal al-Zaidi said on Saturday.

“One-fifth of Iraqi women are subjected to two types of violence, physical and psychological, constituting a very serious danger to the family and society,” Zaidi said at a conference dedicated to fighting violence against women.

“The most dangerous violence against woman is family violence, from the father, the brother, the husband or even the son,” she said.

“Fighting violence against women is a cultural issue, it is the responsibility of the media, politicians and the religious men,” said Prime Minister Nouri al-Maliki, who also attended the conference.
The overall level of violence in Iraq has declined since its peak in 2006-2007, but women still remain victims of violence, trafficking, forced marriage at a young age, and kidnapping for confessional or criminal reasons, according to non-governmental organizations.

Iraqi women are also affected by a lack of social services, and some must head their households alone because of the death of a husband or son.

http://english.alarabiya.net/articles/2011/11/26/179326.html

Medio Oriente, Iran
In luglio fu sospesa la condanna

Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterio nel 2006, potrebbe essere invece giustiziata tramite impiccagione, secondo quando scrive il 25 dicembre 2011 l’agenzia degli studenti iraniani Isna.
«Non c’é fretta…I nostri esperti islamici stanno riesaminando la sentenza di Ashtiani per vedere se è possibile giustiziare una persona condannata alla lapidazione attraverso l’impiccagione», ha detto Malek Ajdar Sharifi, capo della magistratura nella provincia dell’Azerbaigian orientale, dove la donna è incarcerata.
L’OCCIDENTE VUOLE SALVARLA. Nell’ultimo anno, si sono moltiplicati annunci e smentite sul caso che in Occidente ha portato a una mobilitazione di governi e organizzazioni per i diritti umani senza precedenti.
Sakineh, 43 anni, di Tabriz, nel Nord Ovest dell’Iran, è stata condannata nel 2006 alla lapidazione per adulterio, con sentenza poi sospesa nel luglio scorso. Ma rischia ancora l’impiccagione in un processo per l’uccisione del marito.
Nel novembre scorso, il Comitato internazionale contro la lapidazione, con sede in Germania e guidato dalla dissidente iraniana Mina Ahadi, aveva dato notizia della imminente impiccagione di Sakineh e, poco più di un mese dopo, del suo rilascio. Notizie smentite dalle autorità iraniane, secondo lequali esse facevano parte di un’attività di propaganda della stampa occidentale.

 

http://www.lettera43.it/attualita/34921/iran-sakineh-verso-l-impiccagione.htm

una delle donne più emancipate

del mondo arabo-musulmano


 

http://it.wikipedia.org/wiki/Rania_di_Giordania

http://www.queenrania.jo/

due figure femminili controverse

Leila Ben Ali e Suzanne Mubarak
Ambedue hanno influenzato la vita politica e sociale dei rispettivi Paesi ed ambedue hanno avuto un ruolo attivo nel miglioramento delle condizioni femminili e dell’emancipazione della donna.
Leila fu presidente dell’Organizzazione delle donne Arabe, tra le altre cose, mentre Suzanne fu promotrice di lotte sociali quali l’abbandono delle mutilazioni genitali femminili.
Figure che con le rivoluzioni si sono trasformate in figure negative.
Quale sia la verità su di loro non è dato sapere, stante le due diverse rappresentazioni storiche che se ne forniscono.
Vero è che con il loro operato hanno di fatto innovato la figura della donna.

 

http://fr.wikipedia.org/wiki/Le%C3%AFla_Ben_Ali

http://it.wikipedia.org/wiki/Suzanne_Mubarak

http://www.acmid-donna.it/acmid/index.php?option=com_content&view=article&id=153:italia-egitto-laurea-honoris-causa-a-suzanne-mubarak&catid=2:stampa&Itemid=4

http://www.npwj.org/it/FGM/Consultazione-Afro-Araba-sugli-Strumenti-Legislativi-la-prevenzione-delle-Mutilazioni-Genitali-F

http://fr.wikipedia.org/wiki/Organisation_de_la_femme_arabe

uccisa in un attentato …

durante un comizio pre-elettorale

 

 

 

Dagli inizi al secondo mandato Benazir Bhutto era la figlia primogenita del deposto Primo Ministro pakistano Zulfiqar Ali Bhutto e di Begum Nusrat Bhutto, quest’ultima di origini curdo-iraniane. Il nonno paterno sir Shah Nawaz Bhutto era invece un sindhi, ed era stato una delle figure chiave del movimento indipendentista pakistano.

Effettuati gli studi intermedi in Pakistan, nel 1973 conseguì la laurea in scienze politiche presso l’università statunitense di Harvard. Si trasferì in seguito ad Oxford per studiare politica, filosofia ed economia presso il St Catherine’s College. Non ancora ventenne, divenne assistente del padre nel suo lavoro.

Tornata in Pakistan dopo gli studi universitari, subì gli eventi che condussero dapprima alla deposizione, quindi all’esecuzione di suo padre per volere del dittatore al potere, il generale Muhammad Zia-ul-Haq, e fu relegata agli arresti domiciliari. Quando, nel 1984, ottenne il permesso di tornare nel Regno Unito, divenne leader in esilio del Partito Popolare Pakistano (PPP), già presieduto dal padre.

La sua influenza sulla vita politica pakistana restò tuttavia limitata fino alla morte di Zia-ul-Haq (17 agosto 1988). Alle successive elezioni (16 novembre), il PPP ottenne la maggioranza relativa all’Assemblea Nazionale. Benazir entrò in carica come Primo Ministro il 2 dicembre, dopo la formazione della coalizione di governo, divenendo così, all’età di trentacinque anni, la persona più giovane ma anche la prima donna a ricoprire l’incarico in un paese musulmano contemporaneo.

Fu destituita nel 1990 dall’allora presidente della Repubblica dietro accuse di corruzione, e il PPP perse le elezioni tenutesi nell’ottobre dello stesso anno. Restò a capo dell’opposizione al governo di Nawaz Sharif, leader della Lega Musulmana-N, fino al 1993, quando una nuova consultazione decretò la vittoria del suo partito e l’inizio del suo secondo mandato da Premier. Tale mandato fu nuovamente segnato da accuse di corruzione – che colpirono anche il marito di Benazir, Asif Ali Zardari, oggetto di voci e in parte opinioni pubbliche come “Mister 10%” per le tangenti che avrebbe preteso dagli uomini d’affari (opinione che non si è mai scrollato di dosso nemmeno dopo l’assoluzione dall’accusa di riciclaggio da parte del Tribunale Svizzero) – che condussero a una seconda destituzione nel 1996. Dopo questa data e fino alla modifica della Costituzione da parte di Pervez Musharraf (2002) non poté ricandidarsi, essendo esclusa per legge la possibilità di un terzo mandato.
Rientro in Pakistan.

Trascorsi così otto anni in esilio volontario tra Dubai e Londra, il suo ritorno in patria per prepararsi alle elezioni nazionali del 2008 fu funestato il 18 ottobre 2007 da un attentato che causò 138 vittime e almeno 600 feriti[1]. Le esplosioni ebbero luogo a Karachi durante un corteo di sostenitori che accoglieva l’entrata dell’ex Primo Ministro nella città, subito dopo il suo arrivo all’aeroporto. Benazir Bhutto, su un camion blindato dal quale salutava i cittadini e sostenitori, rimase illesa.

Gran parte delle vittime presenti tra la folla erano membri del Partito Popolare Pakistano. Il giorno seguente l’ex Premier accusò il governo del presidente Pervez Musharraf di non aver preso provvedimenti preventivi affinché la strage, della quale era stato dato l’allarme da parte dei servizi segreti prima delle esplosioni, fosse scongiurata. Anche in mancanza di rivendicazioni da parte dei reali mandanti degli attacchi suicidi Benazir Bhutto dichiarò di essere certa che questi fossero avvenuti per mano di un gruppo di matrice talebana e sicuramente anche di un gruppo di seguaci dell’ex dittatore Muhammad Zia-ul-Haq, autore del golpe contro il governo del padre Zulfiqar Ali Bhutto. All’indomani della strage di Karachi, nel clima di tensione instauratosi, anche a causa delle operazioni militari fatte scattare dal governo nei confronti delle roccaforti talebane nel nord del paese[3], la Bhutto fu costretta agli arresti domiciliari che furono revocati solo grazie alle pressioni statunitensi.

Il 2 novembre 2007, venne trasmessa da un programma di approfondimento di Al Jazeera English, un’intervista rilasciata da Benazir Bhutto a Sir David Frost, uno dei più famosi giornalisti della BBC con quarant’anni di esperienza nell’intervistare personalità di primo piano. Dopo soli sei minuti di conversazione il giornalista domandò ragguagli circa la lettera che Benazir Bhutto – prima di ritornare in Pakistan – aveva inviata al presidente Pervez Musharraf. Nella risposta, pochi giorni dopo essere scampata al sanguinoso attentato del 18 ottobre, Benazir Bhutto elencò i nemici indicati al presidente, e tra questi citò un ufficiale dei servizi segreti pakistani che, disse, aveva avuto rapporti con Omar Sheikh, ossia colui che – disse la Bhutto – “ha assassinato Osama bin Laden”. Frost non sembrò cogliere la sensazionale rivelazione circa l’avvenuto omicidio di bin Laden e proseguì l’intervista lasciando cadere la questione. La BBC ritenne che si fosse trattato di un lapsus, tanto più che nei giorni seguenti la Bhutto rilasciò interviste parlando di Bin Laden come ancora vivo.

La Bhutto trovò la morte il 27 dicembre 2007 in un nuovo attacco suicida avvenuto al termine di un suo comizio a Rawalpindi, a circa 30 km dalla capitale Islamabad[9]. Nell’attentato morirono almeno 20 persone e altre 30 rimasero ferite. Gli attentatori, dopo aver sparato diversi colpi d’arma da fuoco contro la Bhutto, fecero esplodere una carica, forse da un attentatore suicida, vicino all’ingresso principale del luogo dove si erano radunate migliaia di persone per assistere al comizio. Trasportata immediatamente in ospedale, la leader pakistana dell’opposizione morì poco dopo a causa della gravità delle ferite riportate, in parte dovute anche al violento spostamento d’aria causato dall’esplosione. Il presidente pakistano Pervez Musharraf condannò l’attentato compiuto a sua detta da “terroristi islamici”[10], voce che fu confermata da Mustafa Abu al-Yazid, capo delle operazioni dell’organizzazione terroristica al-Qa’ida in Afghanistan, uno dei fedelissimi del numero due di al-Qa’ida, l’egiziano Ayman al-Zawahiri, che avrebbe ordinato personalmente l’assassinio.

Tuttavia il marito della Bhutto, Asif Ali Zardari, accusò il governo di Musharraf quale responsabile dell’attentato[11]. A questo proposito occorre ricordare il ruolo del potente servizio segreto pakistano, l’ISI (Inter-Services Intelligence), sostenitore dei talebani sin dai tempi dell’invasione sovietica dell’Afghanistan del 1979, sotto la direzione di Akhtar Abdur Rahman quando al governo vi era il dittatore Zia-ul-Haq, e mai epurato dagli elementi fondamentalisti da Musharraf, se non con cambiamenti di facciata ai vertici dello stesso.

Altri commentatori, invece, osservano come l’attentato fosse avvenuto all’indomani della stretta intesa raggiunta tra lo stesso Musharraf e il presidente afgano Hamid Karzai[12], che avrebbe dovuto incontrare anche la Bhutto per una strategia più stringente nella lotta ai Talebani che controllano di fatto il confine tra i due paesi. Un’intesa favorita attivamente dagli USA.

Al-Qa’ida tuttavia negò ogni addebito con la smentita del leader talebano Baitullah Mehsud il quale escluse ogni coinvolgimento nella vicenda[13]. Dello stesso Mehsud fu intercettata una telefonata nella quale avrebbe parlato con gli uomini che hanno organizzato l’attentato.

Trascorsi almeno tre giorni dalla morte, come vuole la tradizione, fu aperto il testamento dove tra l’altro veniva nominato il figlio primogenito, allora diciannovenne, Bilawal Bhutto Zardari a capo del Partito[15]. Di fatto però fu il vedovo Asif Ali Zerdari, formalmente co-presidente, a guidarlo, mentre il braccio destro di Benazir, Makhdoom Amin Fahim fu candidato a primo ministro, stante l’impossibilità di poter eleggere a tale carica, secondo la legge pakistana, una persona con meno di 25 anni.

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